di Lucio Laugelli
L’avevo conosciuto quasi tre anni fa, leggendo sulla copertina di un manuale (Introduzione al cinema di Hollywood) il suo nome: Franco La Polla, mese dopo mese, mi ero reso conto di quanto quel nome fosse importante per la mia università e non solo. Un maestro autorevole. Un autore che vantava una collaborazione più che ventennale con Sidney Pollack e infatti, quando lo scorso maggio il cineasta americano era morto, come riferimento nella mia breve commemorazione avevo citato proprio un libro di La Polla, professore universitario ordinario; così c’era scritto sul cartello appeso al portone della facoltà.
Mi ha intristito profondamente questa notizia.
Mi vengono in mente le poche lezioni del corso che ho frequentato, iniziato il mese scorso, che purtroppo lui non potrà mai concludere.
Mi viene in mente, in particolare, l’ultima lezione in cui l’ho visto, la settimana scorsa: parlava quasi sempre con un tono di voce basso, un po’ impastato, qualche volta non capivo le parole che diceva. Ad un certo punto ha avuto un vuoto di memoria e si è rivolto alla classe: “Qual’era il primo film di Godard che ora non mi ricordo?”. In realtà detesto rispondere quando i professori si rivolgono agli alunni così in generale: alle elementari lo facevano solo i secchioni che poi venivano giustamente presi in giro; così fin da quei tempi ho maturato la convinzione di non rispondere, a prescindere dalla domanda. Ma l’altro giorno, visto che non rispondeva nessuno, probabilmente era ancora troppo presto e si dormiva profondamente, ho abbozzato un “Fino all’ultimo respiro”. Lui mi ha detto bravo, mi ha ringraziato ed ha proseguito dritto per la sua lezione. Ora che non c’è più Franco La Polla, oltre a dispiacermi per non poter più seguire le sue ore di cinema, le poche gradite tra tanti insegnamenti mediocri, un po’ sono contento, sinceramente, di essermi reso utile, nel mio piccolo, anche solo per un momento, in una delle sue ultime lezioni, supportate dal suo talento, dal suo amore per il cinematografo.
Grazie Professore.
Si intitolava “Fino all’ultimo respiro”, e ogni volta che lo rivedrò non potrò fare a meno di ripensarla.