Australia 1h 28’
di Giovanni Pesce
Una famiglia australiana distrutta dal dolore per la morte del primogenito. Il padre diventa un mangiatore compulsivo, la madre entra in una crisi definitiva quando scopre di essere in menopausa e teme di non essere più desiderabile, il secondogenito è incerto sulla sua sessualità ma è attratto della sua vicina di casa, ex fidanzata del fratello scomparso.
Il giovane Weekes racconta la discesa agli inferi di un nucleo familiare, di come un evento drammatico possa far crollare tutte le certezze e sciogliere i legami più solidi.
Le premesse sono buone ma lo sviluppo della vicenda delude; bella la colonna sonora, peccato che le musiche più ironiche vengano utilizzate per sottolineare i momenti più drammatici, sminuendone l’impatto (come nella sequenza della morte del figlio).
Lo spettro del figlio che aleggia sulla vita dei suoi cari risulta essere un elemento già abusato in altre pellicole e non aggiunge nulla alla storia.
Molto spesso si cade nel ridicolo involontario, nei dialoghi e in certe scene (l’incontro della moglie col gigolò ne è un esempio) e, per quanto gli attori siano abbastanza in parte, i caratteri dei personaggi risultano essere poco definiti, imprigionati in una sorta di limbo delle emozioni.
Il regista ha tentato di far emergere la disperazione ironizzando su di essa, ridicolizzandola, non cogliendo nel segno e facendo un grande buco nell’acqua.