staff
archivio
festival
band project
mi ricordo... sì io mi ricordo
paper street story

Muse - Absolution

Pubblicato il 29 settembre 2003

di Giovanni Pesce

Muse - Absolution  Il quarto cd della band inglese è probabilmente il loro lavoro più completo: un mix di rock duro e malinconico con echi di musica classica che non lascia indifferenti.

L'inizio è spiazzante: una marcia militare e cupa che fa da introduzione al pezzo più bello di tutto l'album "Apocalypse please", una sorta di inno ad una rivoluzione biblica, che cambierà la storia, scandita dalle note del pianoforte di Mathew Bellamy e dalla chitarra; epica e desolazione in una canzone con una conclusione con riflessi teatrale e sinfonici.

Nelle altre canzoni dell'album si trova principalmente il tema più caro a Matthew e soci, l'amore struggente che decompone l'uomo, rovinarsi l'esistenza per una donna, rendersi conto di perdere la dignità ma non fare niente per evitare ciò perché si è totalmente succubi e innamorati di una lei, la donna ideale o una puttana (evidente nella melodica "Sing for absolution", in "Hysteria" e in "Stockolm Sindrome").
Notevoli anche "Time is running out", pezzo più noto dell'album e "Thoughts of a dying atheist" una bella ballata rock.

Singolare come l'album apra e concluda con una canzone dove prevale il pianoforte, strumento adorato dal leader dalla band. Il pezzo conclusivo "Ruled by segrecy " è un contrasto di suoni delicati con immissioni violente, dal tono meno solenne rispetto al primo brano dell'album che caratterizzano ciò che sono i Muse: quiete e tempesta, dolcezza e violenza.


Scrivi un commento

condividi su Facebook   condividi su Twitter   condividi su MySpace   condividi su Windows Live


Tag per questo articolo: