Con Robert Pattinson, Javier Beltran, Matthew McNulty, Marina Gatell.
Gran Bretagna/Spagna, 2008
Drammatico – 1h 47'
di Cristina Kelly Mollica
[…]Ma prima di tutto canto un pensiero comune
che ci unisce nelle ore scure e dorate.
Non è l’arte la luce che ci acceca gli occhi.
Prima è l’amore, l’amicizia o la scherma.[…]
“Ode a Salvador Dalì”, Federico Garcìa Lorca
Madrid, 1922. Alla prestigiosa Residencia de Estudiantes giunge il diciottenne Salvador Dalì (Robert Pattinson) che con la sua eccentricità attira fin da subito le attenzioni dei suoi compagni. Due in particolare, il cineasta Luis Buñuel (Matthew McNulty) e il poeta Federico Garcia Lorca (Javier Beltran), vedono in lui un grande genio creativo e lo accolgono con affetto nel loro gruppo. Tra i tre nasce uno stretto rapporto di amicizia e di stima e per lungo tempo formano il trio più moderno e decadente di Madrid. Ma Dalì è sempre più attratto dal carismatico Federico e quando Luis parte per Parigi, l’amicizia tra i due si tramuta in qualcosa di ben più profondo.
Il film, diretto da Paul Morrison (“Solomon & Gaenor”), dovrebbe raccontare la gioventù dei tre artisti, dalla loro formazione fino alla loro affermazione. In realtà la pellicola si concentra principalmente sull’amicizia tra Lorca e Dalì, sulla loro reciproca attrazione e sullo sviluppo del loro rapporto. Federico è sempre più affascinato da quel misto di timidezza ed esibizionismo tipico di Salvador, ma inizialmente fa di tutto per sfuggirgli; Salvador al contrario, cerca in ogni modo di avvicinarlo, arrivando perfino a seguirlo. Salvo questa piccola, irriverente scena, non si percepisce il terribile conflitto interiore che ha attanagliato Garcia Lorca per tutti i suoi anni. Così come è difficile comprendere la scelta di Dalì di abbandonare Madrid per seguire Buñuel a Parigi. Perfino i cambiamenti della spagna pre-guerra civile sono difficili da individuare e l’attivismo politico di Federico è malamente accennato.
Notevoli le interpretazioni di Javier Beltran e Robert Pattinson che ha decisamente fatto un salto di qualità ma che, ahimè, rimarrà confinato nel ruolo di Edward Cullen ancora per molto tempo. L’incredibile somiglianza ai grandi artisti e la recitazione (quasi) teatrale fanno di “Little Ashes” un film tecnicamente piacevole, ma è sicuramente la breve partecipazione di Matthew McNulty ad aumentarne la qualità.
Insomma se volete saperne di più riguardo la vita di questi tre straordinari artisti andate in biblioteca e leggete le loro biografie, cercate le loro opere nei musei, andate a vedere una rivisitazione a teatro. Se invece cercate un film sull’amore oltre ogni limite e siete disposti a versare una lacrimuccia, “Little Ashes” è quello che fa per voi.