Con Chris Pine, Zachary Quinto, Karl Urban, Simon Pegg, Eric Bana, Winona Ryder
Usa, 2009
Fantascienza – 2h 06'
di Paolo Parachini
La saga di Star Trek ha generato intorno a sé un’aura mitica, migliaia di fanatici e un’innumerevole quantità di speculazioni e produzioni meramente commerciali. Il reboot (cioè il riavvio) di J. J. Abrams potrebbe sembrare, sulla carta, una di queste ultime operazioni. Per chi però conosce il nome di J. J. Abrams, sa che da un prodotto con la sua firma c’è da aspettarsi almeno qualcosa con un minimo di intelligenza. Al suo nome vanno infatti associati serie come Alias e Fringe, serial come Lost e film come Mission Impossible:3 e Cloverfield (di cui è solo ideatore e produttore).
Con questa pellicola, l’undicesima con soggetto le avventure dell’Enterprise, Abrams e gli sceneggiatori Alex Kurtzman e Roberto Orci sembra che abbiano prima di tutto osservato dall’alto la situazione: da una parte una serie leggendaria, popolata da personaggi fondamentali ed intoccabili come il capitano Kirk e il comandante Spock, dall’altra la triplice necessità di accontentare i fan, di far nascere nuovi fan e di intrattenere al meglio tutti gli altri. La risposta è stata semplice ma non banale: non rimaneggiare la dimensione mitica della serie originale mettendola letteralmente su di un altro piano temporale. Così questo nuovo Star Trek è sì la genesi del capitano Kirk e del comandante Spock, ma di un capitano Kirk e di un comandate Spock alternativi. Il tracciato temporale, infatti, è stato modificato dal viaggio temporale di Nero, che dalla dimensione futura della serie originale viaggia nel passato, modificando il tracciato spazio temporale e generando così una dimensione alternativa. Con il viaggio temporale viene generata una nuova dimensione che procede sulle orme dei padri (che nella diegesi di questo Star Trek sono però il futuro) ma che allo stesso tempo se ne differenzia. La presenza di Leonard Nimoy, e del suo Spock originale, è la presenza di un testimone vivente della duplice essenza di questo film e dell’infinita capacità di rigenerazione e di immortalità di un mito.
Se il film, quindi, nasconde una doppia essenza, altrettanto doppia è l’essenza della pellicola in termini di caratterizzazione dei personaggi ed in termini di regia. Kirk, infatti, è caotico ed impulsivo, e la sua presenza sullo schermo è garantita nei termini dell’azione pura. La macchina da presa, infatti, nonostante tenga in un punto privilegiato il suo personaggio, è in continuo movimento, e il suo movimento non si ferma sull’attore, ma continua il percorso lasciandolo fuori campo. Spock, invece, è razionale e riflessivo, e la sua presenza sullo schermo è garantita dalla staticità. Quando è protagonista delle sequenze, anche se la macchina da presa si muove, è sempre concentrata sulla sua figura. Questa opposizione netta di due figure individualmente forti, e linguisticamente connotate, è un’opposizione estremamente “narrativa”. Consente, infatti, una versatile produzione di idee e situazioni, come dimostra, ad esempio, il televisivo caso di X-Files.
La pellicola, inoltre, è intrisa di azione e di fantascienza a livelli inusuali. La seconda componente giustifica la prima in ogni sua sfaccettatura, rendendo qualsiasi pretesto utile allo scatenarsi della componete action. Il film, così, si presenta come una macchina del divertimento: vertigine, velocità, esplosioni continue ma mai stancanti, in quanto il tutto è sostenuto da un ritmo narrativo e registico perfettamente misurato. Ma il castello delle meraviglie costruito da Abrams si riscontra anche nella dimensione fotografica del film: Abrams sfrutta in dosi massicce effetti di lens flare e di controluce. Luci stellari o dei meccanismi dell’Enterprise, il sole e qualsiasi altra fonte luminosa generano sull’obbiettivo effetti di rifrazione e di piccoli abbagli, costellando anche il tessuto fotografico di elementi di fascinazione visiva.
J. J. Abrams, quindi, ha resuscitato Star Trek come un condensato di dinamismo, realizzando un prodotto d’intrattenimento di qualità rara. Esattamente come lo era la serie originale.