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Medimex, giorno 1

È partita la quarta edizione del Medimex, il più grande salone d'innovazione musicale italiano. Come di consueto la Fiera del Levante di Bari ospita l'expo, quest'anno dal programma fittissimo. Impossibile, infatti, seguire tutti gli appuntamenti perché molti di questi sono in contemporanea. Questa quindi è una mia personalissima selezione dettata, a volte dalla curiosità, altre dalla capienza e dall'ordine delle sale ospitanti.

Si parte alle 10 del mattino con l'incontro d’autore con Malika Ayane moderato da Ernesto Assante, nel quale si spazia dalla carriera dell'artista alla sua vita privata. Punto focale dell'incontro è la necessità di studiare e ascoltare, secondo l'artista milanese, ogni genere di musica da parte degli artisti, perché solo qualora si abbia un'assoluta conoscenza e padronanza dell'arte si può poi imparare a scrivere musica. Qualità che manca a buona parte dei musicisti odierni, quindi causa principale dell'omologazione musicale che stiamo vivendo.

In contemporanea c'è un altro incontro d’autore con uno dei personaggi più attesi dai giovani: Brunori Sas. Reduce dal successo commerciale del suo ultimo album “Il cammino di Santiago in taxi”, l'artista cosentino spiega le origini del suo nome (Brunori Sas è il nome dell'azienda familiare nella quale lavorava e dove ha iniziato a scrivere i suoi primi brani) e il suo rapporto con il pubblico, evidenziando l'importanza assunta oggi dai live, in un periodo in cui l'album non è più considerato la fine di un lavoro artistico, ma solo uno dei suoi tanti elementi di un insieme ormai divenuto ampissimo.

Ma il Medimex non è solo incontri d'autore, numerosi sono infatti i panel presenti, tra cui è bene ricordare “Social Media, Music Content e Brand: come si raccontano le storie nel mondo digitale”, in cui si sono illustrati i cambiamenti intervenuti nell'industria musicale nell'ultimo decennio, influenzato dall'espansione spropositato del web; e “Festival di Jazz, turismo, sostenibilità ambientale”, volto a rimarcare l'impatto economico, diretto e indiretto, che un festival – in questo caso si parla maggiormente di quelli jazz – possa portare in un territorio.

Chiudono la mattinata gli incontri con Giorgia e Mama Marjas. Lo stage 3, quello destinato all'incontro con Giorgia è stato letteralmente assediato dagli studenti delle scuole –– saranno più di 3200 gli studenti che parteciperanno in questi giorni all'evento –– quindi decido di risparmiarmi le urla delle fans e propendo per l'incontro con Mama Marjas. La solita energica artista salentina passa in rassegna la propria carriera e mette in evidenza le lacune presenti nella nostra penisola rispetto a un genere, il reggae, che meriterebbe più rispetto mentre è conosciuto solo per la figura di Bob Marley.

Il pomeriggio si apre con un panel moderato da Assante improntato sull'attività dei live in Italia. Gli ospiti sono Carlo Fuortes, amministrazione delegato della Fondazione musica per Roma, Roberto De Luca capo di Live Nation e Sergio Giuliani direttore artistico di Rock in Roma. Uno dei punti focali della discussione è il cambiamento della figura degli organizzatori, divenuti da “commercianti di concerti” a “organizzatori culturali”, pronti a curare la fase artistica alla pari di quella economica. Altro interessante argomento è quello dei prezzi dei biglietti dei concerti, reputati adeguati ora più che mai perché, in primo luogo l'organizzazione non viene sovvenzionata come un tempo dalle etichette discografiche (ormai in caduta libera) e in secondo perché in Italia abbiamo la SIAE e l'IVA più alte d’Europa.

Si prosegue con tre incontri d'autore, con ospiti molto differenti tra loro: Paolo Fresu, Niccolò Ammaniti ed Entics. Si viaggia dal jazz all’hip-hop, dunque, passando per la letteratura. Fresu è uno dei trombettisti jazz più attivi del panorama italiano e internazionale, e durante l’incontro ha ripercorso, attraverso degli aneddoti, la sua ormai trentennale carriera. Il rapper Entics, invece, ha sottolineato l'importanza del web per emergere soprattutto per un genere come il suo, raramente trasmesso in radio, prodotto da grandi etichette o recensito su grandi testate. Ammaniti, invece, ha confessato che la musica è parte integrante del suo processo creativo di scrittura e prima di iniziare a scrivere sceglie sempre che musica ascoltare in sottofondo.

Anche per la serata, i tanti concerti in contemporanea con i tre stage allestiti per l'occasione impongono una scelta ben precisa. Aprono le danze The Ringo Jets, band turca composta di tre elementi: Deniz Agan, Lale Kardes e Tartan Mertoglu. Due chitarre, una batteria e tre voci diverse per produrre heavy metal con inclinazioni che vanno dal blues al garage fino a giungere grunge. Nel corso del concerto, la band esegue anche una “Helter Sketer” dei Beatles in un'interessante quanto a tratti irriconoscibile versione grunge-noise. Un gruppo che è riuscito perfettamente a riscaldare l'atmosfera in attesa dei personaggi più attesi.

Dopo l’esibizione dal solito altissimo contenuto multietnico dell'Orchestra di Piazza Vittorio, è il momento di Brunori Sas, attesissimo anche nella serata. Il concerto si apre con “Arrivederci tristezza” e si chiude con “Rosa”. Tra questi due brani ci sono tutti i più grandi successi del cantante giunto al suo terzo acclamatissimo album. “Kurt Cobain”, “Fra milioni di stelle”, “Le quattro volte”, “Guardia’82” si susseguono mettendo a nudo tutta la vena cantautoriale di Brunori Sas e – come aveva evidenziato, scherzando, in mattinata – la tristezza malinconica che caratterizza i suoi brani.

Dopo Brunori si esibiscono i Sinner, gruppo dance alla disperata ricerca di partecipazione da parte del pubblico. Buona iniziativa, certo, che non sortisce però gli effetti sperati anche perché la gente rimasta attende solo l’arrivo di Mannarino. Puntualissimo alle 00:10 il cantautore romanaccio sale sul palco tra l'ovazione generale. Si parte con “Gente” e, questa volta, il pubblico, come svegliato da un incantesimo, partecipa attivamente. D’altronde il sound del cantautore di estrazione folk – fatto di testi chiari e facilmente memorizzabili accompagnati da chitarre e percussioni dal ritmo frenetico – è altamente contagioso. Anche per lui quasi un’ora di concerto con chiusura affidate alle immancabili “Me so ‘‘mbriacato” e “Statte zitta”.

Buona l’affluenza per gli showcase, in crescita rispetto allo scorso anno, un po’ meno positiva quella del salone vero e proprio che continua a essere frequentato maggiormente dagli addetti ai lavori.

Grazie


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