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L’acustica Perfetta – Daria Bignardi

Ogni tanto, nella categoria degli autori che vagano tra Tv, musica, spettacolo e narrativa, si trova qualche piacevole sorpresa. Una di queste si chiama Daria Bignardi. L’acustica perfetta risulta essere rispetto al primo della Bignardi (Non vi lascerò orfani) un romanzo più maturo, completo. Anche in questo si ritrovano elementi autobiografici, ben mascherati ed individuabili solo da chi abbia letto lo scritto d’esordio. Si potrebbe definire un romanzo “psicologico”, poiché esplora proprio gli aspetti meno banali di un matrimonio all’apparenza perfetto. Allo stesso tempo assume in alcuni punti il ritmo di un giallo.
La narrazione avviene in prima persona, per mezzo di Arno, marito di Sara e musicista della Scala.

Arno si ritrova da solo con tre figli a pochi giorni da Natale, a causa della fuga della moglie. Fuga che lui proprio non riesce a spiegarsi continuando a chiedersi dove abbia sbagliato, lui che non l’ha mai tradita, che l’ha sempre amata e desiderata come il primo giorno. Arno è un uomo non avvezzo agli sconvolgimenti interiori, un uomo che non si presta al gioco dei dubbi paralizzanti e che disdegna la pratica del ragionare troppo su cose che non abbiano una soluzione immediatamente pratica. Educato dalla musica classica, commosso dalle note della Tosca, ma non dotato di quella profondità che Sara sente di dover ricominciare ad esplorare.

La ricerca delle origini del dolore di Sara e la consapevolezza di non poterlo comprendere fino in fondo, portano Arno in una spirale di domande e dolore dalla quale uscirà con un diverso spessore emotivo, potendosi finalmente ritenere un uomo che ha la capacità di sentire non solo le note del suo violoncello, ma anche quelle più profonde di un’anima che ha sofferto.

Un romanzo breve, duecento pagine, ma che concede di tanto in tanto il gusto di soffermarsi ad immaginare i paesaggi e gli odori che tanto attentamente l’autrice descrive: le colline di Genova, l’odore umido delle campagne toscane, e la selvatica Sardegna.

Daria Bignardi sembra essere un’autrice da seguire con fiducia nei suoi prossimi passi e non più da osservare con aria guardinga a causa della sua provenienza televisiva. Stiamo pur sempre parlando di una giornalista, una donna che a diciotto anni aveva già divorato tremila libri e il cui spessore culturale fa spesso capolino tra le righe del romanzo, tramite riferimenti a grandi opere, teatrali o letterarie, del passato.

Mi sento di criticare però le scelte editoriali che riguardano il romanzo in questione, e non solo. Mondadori ha rinnovato la collana “Scrittori Italiani e Stranieri” con il ritorno del simbolo della rosa e della citazione dantesca “in su la cima”, copertine dal forte impatto visivo, ma prezzi probabilmente eccessivi. Tutti i romanzi della collana sono tuttavia disponibili, a costi più accessibili, in versione digitale.

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