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La solitudine dei numeri primi – Saverio Costanzo

Era sicuramente un’impresa difficile per Saverio Costanzo non deludere le aspettative dei molti fan del romanzo di Paolo Giordano.

La storia di Alice e Mattia è la storia di due bambini fragili, profondamente segnati dalle ferite incise da alcuni traumi infantili (la colpevole morte della sorella di uno e un incidente sciistico che rende claudicante l’altra) che li costringono a crescere in fretta e a sentire prima dei coetanei il peso della responsabilità e della solitudine.

I due s’incontrano alle scuole superiori e fra di essi s’instaura un’intimo rapporto indefinibile e incompleto; come numeri primi gemelli, destinati a correre paralleli per sempre, incapaci di fare a meno l’uno dell’altro, rimangono separati da un’impalpabile bolla d’aria che al tempo stesso li costringe a tenersi ancora più stretti per non dividersi di più.

La trasposizione della toccante vicenda in ambito cinematografico non delude il pubblico in sala, dalla quale si alza solo qualche patetico fischio alla presentazione del logo Medusa; il film viene applaudito e favorevolmente commentato. La trama, a parte qualche piccolo taglio e dettaglio, è fedele al romanzo e solo l’intreccio viene leggermente ma giustamente modificato per la necessità di aumentare la suspense.

Forse ci si sarebbe potuto aspettare un approccio un po’ più profondo ad una vicenda che molto si presta ad essere esaltata originalmente in qualche dettaglio, come personalmente mi pare sia stato fatto solo nella scena del matrimonio di Viola, l’amica invidiosa, quando, separati dalla pista da ballo, districandosi tra la folla, Mattia e Alice accennano a volteggiare come se stessero danzando l’uno nelle braccia dell’altro.

La conclusione rimane sospesa, come rimane sospeso il giudizio su un compito svolto bene ma senza sorprese né troppa personalità. Notevoli le interpretazioni dei giovani attori protagonisti, Luca Marinelli e Alba Rochwacher.