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La moda – Garbo

Da trent’anni a questa parte Renato Abate, in arte Garbo, insieme a personaggi del calibro di Franco Battiato, Enrico Ruggieri e Federico Fiumani, sono impegnati a sostenere la tradizione della new wave italiana. Lavoro non da poco, visto l’altalenante successo di questa corrente, capace di elettrizzare i cuori di molti, ma non di tutti. Rimanere di nicchia, oltre ad aumentare la qualità del fatturato, è un’operazione che comporta non pochi sacrifici. La fortuna degli anni ’80 non si può dire sia stata la medesima nel decennio successivo, ma nel 2005, con la ricostituita etichetta Discipline, Garbo è ritornato alle sonorità degli esordi e al proprio approccio dialettico.

È uscito il 28 febbraio negli store digitali, e il 6 marzo in tutti i negozi di dischi per la medesima label, “La Moda”, quattordicesima fatica del cantautore milanese. Co-prodotto insieme a Luca Urbani e Alberto Styloo si presenta fin dalla copertina, realizzata da Massimo Iosa Ghini, un album su diverse scale di grigi. Non solo per via del ritratto a matita dell’icona di “A Berlino va bene”, ma soprattutto per l’estemporanea rivelazione di queste dieci tracce firmate Renato Abate e Luca Urbani. Tinte fosche, pensieri catalizzatori di un processo profondo alla ricerca di ciò che non è. Apparenza e realtà si confondono senza che ci sia più possibilità di distinzione. Un’era senza età, un continuo fraintendimento di passato, presente e futuro, voci sibilate in sussurri, penombre che possono essere scalfite solo da luci al neon.

Non potrebbe essere più esplicativo il brano aprifila di questa raccolta. “Sembra che il mondo sprofondi nel niente e cade lasciandomi vivo, assomiglio a te…tu lo sai. Hai visto amore, com’è strana la luce in questi anni, zone d’ombra mi coprono il cuore, ma prova a bucarle” tra nebbie e vacue sensazioni, si aprono spiragli elettronici, si insinua potente la voce di Abate, articolata fra sintetizzatori e un basso sconsacrato. “Sembra” non è che l’inizio del nuovo impero di Garbo. Ci penserà poi “Quando cammino pt. 2” a confermare questa sua vocazione esistenzialista, fatta di fanali puntati in faccia, metafora di terrore e redenzione, e di pioggia come lame, pronta a forare il vuoto attraverso il drumloop e la voce graffiante di Linda Giacomello.

Non manca l’omonima traccia che dà titolo all’album e che tra tutte si mantiene la più pop ed orecchiabile ad un primo ascolto. “E’ così equo essere di moda, con la moda si aggiustano tendenze, con la moda si fermano le guerre. Mi fermo in posa per sentirmi bello, perché è di moda saper fare l’amore”, non c’è più religione quando si tratta di moda, basta seguire le orme altrui ed è moda, ma questa è moda obliqua, badate bene. Un concetto trasversale tra ciò che è e ciò che non è.

Il lato “Sexy” in voga si gusta completamente dopo aver ascoltato il terzo brano. Nonsenso di batteria e chitarra elettrica in un coro pieno di echi…“Guardare i tuoi piedi sul tuo treno è sexy”.

Ballate più romantiche rimangono “Sparare” e “Metà cielo”. La prima è quasi un richiamo alla resa, ma può essere anche interpretata come la pacifica comunione tra natura ed Io.
Vi è un sottile lirismo di paesaggi nascosti in appetiti vitali. Continuare a camminare tra mine e speranze diventa un rituale da apprezzare. La ricerca infinita verso la libertà è soddisfatta da una campionatura di piano e violino. Mentre la seconda è una vera e propria dedica d’amore: “I tuoi occhi a mandorla sono nuvole e i tuoi seni bianchi sono calmi e vivi come i cedri in fiore a dicembre, sei come la tua terra che tace, ma vive”. Un gentilissimo accompagnamento quello di Sarah Stride, che con voce da usignolo, diventa automaticamente la musa del componimento.

“Clap your hands, say yeah!” per “Errori”, un mistico arrangiamento parlato che con crudeltà riporta alla dimensione terrena, senza più paradisi fatati in cui Veneri di Milo si fanno contemplare placidamente. Bacchette volanti e un “culo rende tutto più bello”, evviva la sincerità, evviva la schiettezza, e imparate dai vostri errori, oppure no, continuate, perseverate così!

Dilatazione temporale in un mondo sempre più scuro, curve fatte solo di spigoli, una spiacevole sensazione di inquietudine, porte che cigolano in un “Movimento notturno”, come un ladro che si arrampica dalla finestra e che mette a soqquadro l’intera abitazione.

Pensieri nell’aria in “Gira in continuazione pt. 3”, un vortice che inghiotte ogni spazio bianco di superficie, così come fa il ritmo incessante della canzone, sopito dal quasi meccanico senso di vertigine che dà la voce di Garbo.
Una traccia della durata di più di otto minuti si trova a conclusione di questa spettacolare post-punk new-wave compilation.
L’interprete ed autrice del brano, Elisabetta Fadini si fa portavoce di un nuovo rivoluzionario stile artistico in “Architettura Mig”. E chi lo sa che dietro le parole di questo testo non si ritrovi la vera scoperta della felicità, della purezza umana e del significato della vita, “ed è bello vedere come io vinco sull’edera”. L’uomo è un po’ così, un essere totalmente imprevedibile, capace di mettere in atto grandi battaglie, vincendole, e di perdere di fronte al nulla, di fronte alla paura. Pulsioni che si scontrano in un amplesso di sintetizzatori sono lo sfondo sempre presente del lavoro di Renato Abate. Un viaggio, il suo, che lo ha portato a prendere posto nell’arena dei grandi artisti italiani che hanno composto il puzzle della musica. Ultimo, ma non ultimo travaglio, perché Garbo ha ancora tanto da raccontare, e di questo ne siamo più che certi. E’ solo l’inizio di una nuova fase interstellare.