Drag me to hell - Sam Raimi

Con Alison Lohman, Justin Long, Lorna Raver, David Payme
USA, 2009
Horror, 1h 39'

di Andrea Chimento

Si sarà certamente divertito molto Sam Raimi a girare questo “Drag Me to Hell”, il suo ritorno all’horror low budget modello “La casa”, prendendosi una pausa dalla ricca (in tutti i sensi) saga di Spider-Man.

Il film si apre con il vecchio logo della Universal e con dei titoli di testa “artigianali” che ci trasportano fin da subito ad atmosfere “di genere horror” di ormai diversi decenni fa. La prima dichiarazione del regista è quindi una dichiarazione d’amore: si rivela fin da subito la sua passione (e la sua conoscenza) di un genere che l’aveva fatto esordire e conoscere al grande pubblico.

Dopo un incipit decisamente (ma volutamente) pacchiano, “Drag Me to Hell” si concentra sulla vita di Christine Brown, giovane e bella dipendente di un’azienda bancaria nella quale sogna una prossima promozione a vice-presidente. Un giorno, per mostrarsi forte e decisa al suo capo, Christine nega all’anziana signora Ganush un prestito che permetterebbe alla donna di mantenere la propria abitazione. La signora Ganush, che si rivelerà essere una strega, le lancerà allora contro una potente maledizione che porterà Christine, nel giro di tre giorni, ad essere “trascinata all’inferno” da uno spirito maligno.

Il soggetto si rivela particolarmente efficace nella prima parte dove Raimi accenna anche alcune riflessioni sul difficile periodo economico che stiamo vivendo: i soldi servono a tutti, sempre di più, nessuno li rifiuta, nessuno può farne a meno. Insieme a questi accenni (che potevano essere anche sviluppati maggiormente) socio-economici, “Drag Me to Hell” si sviluppa seguendo situazioni (estremamente) canoniche del genere horror tradizionale: sedute spiritiche, medium new age, apparizioni diaboliche. La regia di Raimi funziona molto bene in particolare quando deve rappresentare “l’invisibile”: le ombre, i rumori e un sonoro usato con maestria e accuratezza; meno quando arriva invece a mostrare eccessivamente corpi in decomposizione, arti, figure possedute.

“Drag Me to Hell” è certamente un’opera divertente e con un ritmo forsennato; a tratti, forse anche eccessivamente, sembra che si abbia il desiderio di correre fra una sequenza e l’altra senza soffermarsi magari a (far) riflettere su alcune suggestioni sul momento storico che stiamo vivendo che, come detto sopra, non vengono sviluppate completamente. Nella seconda parte ci sono anche momenti eccessivamente grotteschi (che rimandano però moltissimo a “La casa”) che tolgono tensione (certo, anche questo è voluto) ai momenti più spaventosi e che ci trascinano verso un finale che, per quanto “giustificabile”, risulta troppo telefonato.

Un film comunque da vedere, che riesce a far ridere e a spaventare allo stesso tempo, nel quale in ogni sequenza si capisce che Sam Raimi, oltre a far divertire (e in parte riflettere) il suo pubblico, si è divertito davvero tantissimo a girarlo. A tratti probabilmente anche troppo...

Voto: 2,5/4