PSG1365679701PS51669e5569378

Intervista ai Venus in Furs @ Lapsus, Torino

Venerdì 5 aprile, i Venus in Furs, giovane quartetto pisano di cui vi avevamo già parlato l’anno scorso dopo l’uscita del loro primo album “Siamo pur sempre animali”, ha suonato a Torino, al Lapsus, per presentare il loro nuovo disco “BRA!” che potrete ascoltare dal 15 aprile. Abbiamo avuto la fortuna di farci una bella chiacchierata di quasi due ore e queste sono solo alcune delle domande che ho avuto il piacere di porgli. Dal vivo non deludono mai, energici e senza filtri, sono riusciti a riempire una pista completamente vuota da inizio a fine concerto. Innamorati di Torino torneranno a farci visita molto presto, non perdetevi i prossimi live! In attesa di sentirli suonare nuovamente ascoltate quello che ci hanno detto, Claudio Terreni, voce e chitarra, Marco Doni, basso e chitarra e Giampiero Silvi, violino e organo.

Cos’è cambiato rispetto a un anno fa ora che siete voi quelli ad aver ottenuto una certa notorietà?
Marco Doni: Ci siamo tenuti un po’ più indipendenti e distaccati da un certo tipo di scena che alla fine ci riguardava più territorialmente che musicalmente e allontanandoci dai nostri confini abbiamo optato per altri tipi di ricerca. Anche nel mondo emergente c’è molta casta, guardando solo la programmazione che c’è in giro, a suonare sono sempre i soliti gruppi gestiti dalle stesse realtà, che da una parte è un bene, ma dall’altra è limitante.
Dal punto di vista della scrittura dei pezzi, invece, rispetto all’album precedente, sembrate più arrabbiati, lo si sente anche dai suoni, perché?
Claudio Terreni: La gestazione di un anno sul disco è normale, siamo stati anche più veloci a raggruppare i pezzi rispetto al primo disco. Il cambiamento principale è stato per quanto riguarda il formato, che appare come penna USB, ovvero una “key-play”, meno ingombrante di un cd o di un vinile. Certo, anche il contenuto non è più lo stesso, mutano i periodi, le situazioni personali e gli equilibri, figurati è cambiata una nazione intera, vuoi che non si trasformi nel piccolo?! Si è cercato, poi, di includere molti meno pezzi, dando più spazio alla singola canzone.
Giampiero Silvi: Abbiamo scelto di riunire un certo numero di brani che fossero rappresentativi per noi in questo momento e che potessero seguire una direzione univoca.
M.D: Alla fine “BRA! – Braccia Rubate all’Agricoltura” è un po’ una storia unica e se si guarda bene c’è un minimo comune multiplo. Il primo disco era di tredici pezzi ed eterogeneo, qui le scelte sono state molto diverse.
La stesura di questo disco è influenzata dalla condizione attuale del nostro Paese o da un determinato momento privato?
M.D: In BRA! c’è sicuramente molta più ironia. Lo stesso “Braccia Rubate all’Agricoltura” descrive il ragazzo medio di oggi, che vive fuori sede credendo di essere indipendente, ma che in realtà continua a vivere sulle spalle di papà. E’ un pezzo che riguarda noi e una generazione. A livello di suoni potrà essere più cattivo, ma per quanto riguarda i testi è certamente più ironico.
Tra l’altro perché avete scelto questo titolo, BRA!?
In coro: Perché abbiamo sempre pensato che l’agricoltura fosse la nostra vera vocazione. (ridono)
Siete arrivati tra i 48 finalisti per le selezioni delle sei band emergenti che suoneranno al Concerto del Primo Maggio. Cos’altro avete in serbo tra i vostri progetti?
C.T: Adesso aspettiamo i risultati, confidiamo nella giuria che già ci ha portato in finale.
M.D: Non pensavamo neanche tra 700 band di arrivare in finale.
C.T: Sennò ci tocca vederla su Raitre.
Come vi immaginate su quel palco?
C.T: Che gufata!
G.S: Se passassimo ci ritroveremmo nel giorno di affluenza massima di ragazzi a cui piace un genere di musica che non è proprio il nostro, più Ska. Quindi sarebbe divertente vederli sotto le note di “Leggings”.
C.T: Non capita tutti i giorni di trovarsi in una giornata del genere. Adesso comunque torneremo in sala prove perché abbiamo da registrare ancora altri pezzi.
Quindi già un terzo album in arrivo?
G.S: Il materiale c’è, quindi perché no?!
M.D: Quando arriviamo al quarto ci compriamo il trattore.
G.S: Ed io e il batterista coltiviamo il campo.
Una domanda un po’ più seria, ma che non vuole essere neppure troppo seria: secondo voi siamo un paese che guarda e che desidera soltanto partecipare ai talent show o siamo ancora in grado di dare importanza ai piccoli live di provincia e non solo?
G.S: Non me la sento di essere né troppo pessimista, ma neppure molto ottimista. In questo momento l’Italia vive una situazione frammentaria e di caos, vedremo dove andrà a confluire, sperando che sia qualcosa di buono.
Come sentite il pubblico ai vostri concerti?
C.T: Sicuramente siamo una nazione che vede X-Factor e The Voice, ma stasera i Ministri erano anche sold out qui a Torino. Capitano casi molto positivi, altri un po’ meno. Quelli con molta qualità alla fine ottengono risultati.

Grazie


Per 15 anni Paper Street è stata una rivista on-line di informazione culturale che ha seguito con i suoi accreditati i principali festival europei di cinema e musica: decine di collaboratori hanno scritto da tutta la penisola dando vita ad un archivio composto da centinaia di articoli, articoli che restano a disposizione di voi lettori che siete stati un numero incalcolabile nonché il motivo per cui, per tanto tempo, abbiamo scritto con passione per questo progetto editoriale che ci ha riempiti di soddisfazioni.

This will close in 30 seconds