Foto di scena ©Patrizia Chiatti

Il Tenace Soldatino di Piombo – Teatro delle Apparizioni

“Mamma, che fa quel signore?”

C’è un pubblico speciale a fare da protagonista all’Auditorium, un pubblico scalmanato, spietato ma allo stesso tempo innocente, quello che non tieni a bada solo per educazione e che non puoi ingannare per niente al mondo: i bambini. Ed è a loro – ma non solo – che è rivolto Il tenace soldatino di piombo, spettacolo improntato sulla celebre fiaba di H.C. Andersen, riadattata e portata in scena dal Teatro delle Apparizioni.

Una stanza piena di giocattoli, luce soffusa, atmosfera malinconica. È un’immagine che ha il sapore di qualcosa di antico, di perduto; che fa pensare a quelle giornate d’infanzia passate a giocare sul serio, a immaginare mondi interi. Sono camere che non si vedono più, perché forse ora al posto delle bambole, delle macchinine o dei peluches troveremmo gli smartphone, i tablet, quei marchingegni tecnologici che non costruiscono mondi, ma che, anzi, li atrofizzano.

E tra tutti i giocattoli, ecco che su uno scaffale c’è proprio il nostro soldatino, impettito e fiero come i suoi compagni, ma con una particolarità: una gamba che manca. La sua storia prende le pieghe di un esperimento a metà strada tra cinema e teatro, poiché la performance si presenta come “film teatrale”. Gli attori – Fabrizio Pallara e Valerio Malorni – si muovono con familiarità nello spazio scenico con una piccola telecamera e le immagini vengono proiettate in diretta su un maxischermo: i due linguaggi del teatro e del cinema quindi si compenetrano e si compensano a vicenda, superando ciascuno i propri limiti. Le inquadrature lasciano scorgere dettagli che altrimenti non potremmo vedere: i personaggi, così, sono caratterizzati da un volto, da un frammento di storia, da un particolare della voce, il tutto con un’interpretazione attoriale divertente e tenera, priva di quella retorica semplicistica tipica di chi si rivolge ai bambini.

Il soldatino dovrà affrontare mille avventure: la signora delle polpette lo rifocillerà, un elefante di legno lo farà scivolare al piano di sotto, incontrerà i Marines in guerra, Pinocchio e un ragno gigante, e sarà accompagnato da musiche di colonne sonore famose, svelando una sottile ironia che accompagna tutto lo spettacolo. Vivrà anche momenti di difficoltà che lo porteranno quasi a desistere dal suo scopo, ma grazie alla sua forza d’animo riuscirà infine a raggiungere il castello della ballerina. Così la tenacia del titolo, la morale della fiaba, trova il suo compimento.

“Mamma, che fa quel signore?” La domanda riecheggia ancora in sala a spettacolo concluso e pone spunti di riflessione. Già, che cosa fa l’attore? Egli gioca, prende vita ogni sera sul palco, proprio come i giocattoli, per poi spegnersi durante il giorno e ricominciare daccapo la sera successiva. È una bella metafora del teatro quella che ci regalano Pallara e Malorni, perché tutto parte proprio da lì: una stanza, una voce e l’immaginazione che crea dei mondi. Il teatro non è nient’altro che un gioco, ma serissimo, come insegnano i bambini: perché loro, quando giocano, non scherzano affatto.

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Auditorium Parco della Musica, Roma – 28 dicembre 2014

In apertura: Foto di scena ©Patrizia Chiatti