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I pesci non chiudono gli occhi – Erri De Luca

Tra i “libri per l’estate” attentamente selezionati ed attesi da ognuno secondo le proprie esigenze o passioni, ce ne sono alcuni che si accompagnano perfettamente alla fase finale dell’estate, quella dei saluti al mare e agli amici. Se avete ancora qualche giorno di mare a disposizione, o meglio ancora non ne avete più, siete in città e volete immaginarvi di nuovo con i piedi sporchi di sabbia, Erri De Luca potrebbe essere un buon compagno di vacanza, reale o immaginata che sia. Il romanzo, I pesci non chiudono gli occhi, si divora in poche ore.

Il protagonista è un bambino napoletano di dieci anni, in vacanza a Ischia con la madre, raccontato dall’uomo che è diventato quarant’ anni dopo, in quella che forse ricorderà come l’estate più importante della sua vita, o la più tenera per lo meno. Un’estate caratterizzata da una preoccupazione ed un fastidio costanti: quel suo corpo da bambino non vuole crescere alla svelta! La sua mente cresce, attraverso i libri, le esperienze di pesca al largo con i pescatori, ma quel corpicino proprio si ostina a rimanere piccolo, e basta scoprire di aver guadagnato un centimetro in altezza per sentirsi già un po’ rassicurato.

«Conoscevo gli adulti, tranne un verbo che loro esageravano a ingrandire: amare. Mi infastidiva l’uso. Più di tutto m’irritava l’imperativo: ama.»

Grazie ad una coetanea venuta in vacanza dal Nord, il bambino scopre l’amore che sorprende, proprio lui che voleva stare tanto alla larga da quel «dolciume obbligatorio per me indifferente alla pasticceria». Un racconto per salutare l’estate con dolcezza (o per ricordarla quando non ci sarà più), perché è davvero una dolcezza smisurata quella che abbraccia il lettore dall’inizio alla fine.

Questo bambino che prova ripugnanza per la violenza anche quando potrebbe adoperarla per semplice difesa, e che già ha un’idea ben chiara di quello che per lui non è “giustizia”, ci ricorda forse che dovremmo ripescare un po’ dello sdegno che da bambini provavamo dinanzi alla cattiveria, anche se non abbiamo più dieci anni, ed abbiamo imparato a non far colare il ghiacciolo sulle mani mentre lo mangiamo in spiaggia sotto al sole.

Nel racconto sono presenti pochi e accennati riferimenti al passato da contestatore dello scrittore napoletano, il quale pur avendo vissuto appieno il ’68 tra i fondatori di Lotta Continua, sta ben attento a preservare dalla pesantezza dell’ideologia, l’immagine delicata e consolatrice del bambino napoletano.

Erri De Luca ha girato il mondo e studiato molte lingue da autodidatta, ma conserva un piacevole attaccamento al dialetto napoletano, espresso con poche parole posizionate proprio laddove servono a colorare. «Il napoletano sa frustare, in nessun’altra lingua sento l’ulcera di un insulto».

Arrivati all’ultima riga non si può che pensare che ci vorrebbe un po’ di Erri De Luca alla fine di ogni giornata, e per fortuna i suoi scritti sono numerosi.