evacalls

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Immagine evacalls.jpg da agovia host VER2 @autore RBEMAG

and After All I’’m Only Sleeping / Dance With You – Evacalls

Spesso si inizia, poi ci si ferma, si riparte, ci si riferma ma non è finita se lo vuoi, poi si riparte come prima, meglio di prima. Agli Evacalls è successo più di una volta, perché esistono già dall'ormai “lontano” 2006 da un'idea di Giuseppe Guidotti e Luca Deasti.

Gli ultimi passi dei vercellesi, nei recenti tre anni parlano di un Ep di sette tracce and After All I’m Only Sleeping, voluto all’epoca per forte volontà di Giuseppe Guidotti (tastiere e drum machine) insieme ad amici Alessandro Sogno (chitarra), Fabio Colombi (voce), Matteo Robutti (basso) coi quali collabora all'unico fine di registrare il primo Ep.

Per varie vicissitudini sembra quindi arenarsi l'idea vera propria di band ma se vuoi puoi ed ecco che si arriva ad una formazione definitiva con Vincenzo Augello alla voce e chitarra, Alessandro Ghiotto alla chitarra, Matteo Borla al basso e Alessandro Martinetti alla batteria oltre a Giuseppe G. alle tastiere.

and After All I'm Only Sleeping inizia con Flux’s Documents open track azzeccata, surreale, da 2001 Odissea nello Spazio tastiere e synth che galleggiano, batteria ostinata, flussi parlati che si perdono nello spazio attraversato poco prima.

Thalamus è incessante con voce ”krauta”, diritta e ben impostata, ritmiche che ricordano molto l’ondata revival-new wave degli ultimi 7-8 anni ma con forte preponderanza di tessiture elettroniche, che rimandano a ben prima della riscoperta della new wave.

L’importante che in testa vi rimanga:
I wanna dance with you / I wanna cry on a dancefloor / I wanna live in New York city / I wanna forget you

Eye-killer, irruente e veloce, raramente abbassa il tiro tenendovi in tensione costante poi placata subito da Flu – E che potrebbe essere la naturale prosecuzione del’l’open track ma qui è più onirica e dilatata, meno plastica, più viva. “One – two – three – four” e parte Erika, diretta, dove chitarre e tastiere si sposano, scambiandosi i rispettivi ruoli caratterizzando il pezzo a fasi alterne di new wave ed elettro-pop, in un'atmosfera con tinte scure al punto giusto senza cadere mai nella depressione esistenziale tipica della “nuova onda”.

The Legend of Holy Drinker grida chitarre più vive e presenti, che mi fanno ricordare per pochi secondi i primi Blood Red Shoes data dalla base ritmica ben marcata, potente e aggressiva ma il pezzo si sviluppa poi in tutt'altro modo, diventando liberatorio e riallacciandosi ai precedenti soprattutto al giro di boa del brano dove synth e tastiere entrano prepotenti prendendo mano e dirigendo il brano ad un uscita catartica. Chiude My English Lovers cadenzata con ritmiche di chitarra che si staccano dalle influenze new wave e post-punk citate prima, andando verso un suono più da “anni zero indipendenti”.

E poi?
E poi hanno registrato un nuovo pezzo con la formazione attuale, quella che pulsa, che suona, che ora c'è, si sente, perché si sente l'esistenza di un vero gruppo e non solo di un “coso” rotondo con un buco in mezzo che metti in un lettore. Dance With You è il nuovo brano registrato che rappresenta il bisogno naturale di sentirsi più vivi. Il testo è di Thalamus (per non dimenticare ciò che c’è stato prima) e difatti in lontananza sullo sfondo si parte così, col brano citato per dare una continuità interrotta, poi subentrano dolcemente tastiere, voce, chitarre e l'atmosfera è rovesciata, toccante, sognante insomma vuole farsi sentire, vuole dire “ci sono, sono qui, toccami, esisto, balla con me, please” con tutta la limpidezza della voce sognante appoggiata sui quasi 5 minuti della canzone.

E dopo il video di Dance With You, a breve un altro nuovo brano registrato, Forgive Me Lover.

Lanciati.