Antologia di una delusione

System Of A Down @ Rho (2 giugno 2011)Soldout da 40 mila persone (cose da Urbi et Orbi pasquale), 70 euro di biglietto (roba da Elton John in poltronissima), 20 milioni di dischi venduti in giro per il globo (in pratica i Michael Jackson del Nu Metal)...
3 - 2 - 1: NON CI SIAMO!

Arrivato sul posto (Milano Fiera) alle 7:30 del mattino, fiducioso di riuscire raggiungere le prestigiose transennesottoalpalco stappo la prima Karlsbrau made in Lidl (4,7% di libidine etilica al luppolo), davanti a me solo dei facinorosi in tenda e una manciatina di “ci siamo alzati ancora prima di te, tiè” (maledetti). Sole, caldo e le prime gocce di sudore.

Due casse di Karlsbrau e svariati litri di sudore dopo, i gentili omini arancioni dello staff, inteneriti dai primi svenimenti e dalla folla da esodo biblico che nel frattempo aveva invaso Rho, decidono che è giunta l’ora di strappare i primi biglietti e farci entrare: 4 maxischermi, megapalco di default, svariati banchetti di magliettari da 30 € a capo, due torri dei fonici... roba di spessore, insomma. La transenna è conquistata, la vescica prontamente svuotata in un cabinotto chimico ancora parzialmente lindo.

Attesa.

Attorno alle 16 (dopo circa 68 soundcheck) salgono sul palco i dubbissimi Antiflag. Non metto in dubbio le doti ginniche dei quattro allegri antifascistivestitiarmani che saltano e piroettano per i 20 minuti di performance coronati dall’esibizione del batterista sceso, con tanto di strumento, a suonare fra le prime file del pubblico. PERÒ (e questo è un tema che permeerà tutto il resto della giornata) un musicista dovrebbe, prima di tutto, convincere musicalmente e la monotonia dei pezzi della combo (cui l’incapacità dei fonici risulta essere ottima alleata) non convince. Il posto è lasciato (dopo un nuovo check completo) all’unico vero raggio di sole della giornata, gli ineccepibili Volbeat, dimostrazione che qualcosa di nuovo e gradevole può ancora essere spremuto dal sempre più arido mondo del rock: tatuaggioni e canotte nere da copione, vomitano sul pubblico il frutto di una relazione rischiosa, ma “WOW!”, fra Johnny Cash, Elvis e i Metallica. Bravi-bravi-bravi.

Il sorriso si spegnerà presto grazie alle performance (impastate dai soliti malefici fonici) dei Sick of it All, che liquido velocemente asserendo che l’hard-core non mi piace e che comunque non sono riuscito (forse per mia incapacità, forse no) a cogliere il fascino della rumorosa combo, e del quanto mai pallido e nervoso ex Misfits Glenn Danzig.

Su questo vorrei soffermarmi per qualche riga. Issato un sobrio stendardo recante un pot-pourri di simboli occulti (dal capro al crocifisso verso, dal classico 666 al Maligno... robe da Papaboys) accompagnato dalle note di un basso relativamente accordato, di un chitarrista quanto mai sorridente e di un discreto batterista, mr. Danzig fa il suo ingresso in scena, preoccupa fin da subito la pallida tinta della carnagione.

Premesso che mettere una band dichiaratamente satanista (mah) e carica di odio interrazziale a suonare prima dei SOAD e una manciata di band relativamente sinistrorse e “politicizzate” non è certo una gran trovata da parte degli organizzatori, Danzig è oggettivamente ridicolo e il pubblico non tarda ad accorgersene dando il via a un lancio di bottiglie e oggetti più o meno contundenti in direzione del Latticinodisatana che non lesina a incazzarsi-litigare col pubblico-andarsene(grazie).

Ennesimo check e alle 21:30 giunge finalmente il turno degli armeni headliners. Sin dalle prime note di Prison song la domanda è una sola: ma i fonici dove sono andati? La chitarra di Malakian e la voce di Tankian abdicano di fronte all’eccessiva prepotenza del basso e della batteria col risultato spiacevole di un minestrone rumoroso per la durata delle prime canzoni.

Migliorate la situazione fonica e la nitidezza del suono, i ripetuti errori della chitarra e i non frequentissimi ma comunque presenti fuori-tempo diventano palesi tanto per l’attento spettatore da metà arena quanto per l’ultimo dei beceri pogatori sull’orlo del coma etilico. Dopo 15 pezzi (a differenza dei 30 suonati nel resto del mondo) tra alti (vedi le pregevolmente eseguite Aerials, BYOB, Lonely Day, Cygaro) e bassi (Toxicity discutibilissima, innanzitutto, e non unica cacofonia), un allegro e scontatissimo discorso di Tankian (unica vera stella della formazione) sul tema “Silvio Berlusconi pezzo di...” i quattro lasciano il palco con un rapido inchino e neanche un accenno di bis...

... Sono i System, ok, non sono mai stati acclamati certo per la loro abilità on stage...

... certo, dopo 17 anni di carriera...

... certo ,dopo 70 euro di biglietto...

... - “scusa, quanto vuoi per una maglietta?”
- “30 euro”
- "Penso li conserverò per il big four, grazie"


Giuseppe Origo