"TRACCE DI VITA" - Ottava puntata
Da un'idea di Bruno Barbonaglia

Le tracce che vi sono rimaste addosso sono quelle che vi ha lasciato una o più canzoni in particolare, tracce profonde, dolorose, tristi o solo nostalgiche; ma anche felici, spensierate. Comunque, nel bene o nel male, son tracce di vita, segni che vi rimarranno, anche se dolorosi si rimargineranno e vi rimarrà una sottile, lieve e quasi invisibile cicatrice, pronta a pulsare quando partirà la prima nota di quella canzone. Allora a quel punto tornerete a fare i conti con voi stessi, con cosa vi ha trasmesso, con cosa vi ha lasciato, dove eravate e forse fondamentalmente con chi eravate, chi amavate in quel momento, chi odiavate o chi vi aveva lasciato se mai foste stati con qualcuno.. (Nicholas David Altea)

Noir - ShandonOggi un amico scrittore mi ha contattata chiedendomi di scrivere un pezzo sulla canzone che mi ha cambiato la vita. Caso vuole che ci stessi già pensando da un paio di giorni, così, essendo particolarmente superstiziosa e scaramantica, ho deciso di assecondare il fato e di impegnarmici. Ci ho pensato parecchio davvero, ho esaminato ogni singolo istante della mia vita alla ricerca di questa mitica canzone e l’unico risultato è stato che non esiste: ne ho avute così tante di canzoni del cuore che ridurmi a sceglierne una sarebbe impossibile e forse anche un po’ingiusto.

Ricordo che da piccola zompettavo per casa con addosso solo il pannolino sulle note di Soul Food To Go dei Manhattan Transfer e nello stesso periodo, dopo il pranzo domenicale dalla nonna Gianna, scendevo nello studio di mio zio, inserivo nello stereo la musicassetta di Lambrusco, Coltelli, Rose e Pop Corn di Ligabue, mettevo Libera Nos A Malo e alzavo a tutto volume cantando il testo senza avere la minima idea del significato delle parole (del resto a quell’epoca ero una marmocchia di quattro o cinque anni).

Una manciata di anni dopo invece, durante gli anni d’oro del grunge, mi intrufolavo in camera di mia sorella di nascosto per ascoltare i suoi cd. Mi affascinava quel genere musicale perchè era completamente diverso da tutto ciò che ero stata abituata a sentire. Era quasi più rumore che musica. E quelle voci! Così tristi e così rabbiose... mi lasciavano senza parole! Un cd in particolare attirava la mia attenzione: c’era un neonato che inseguiva una banconota a nuoto in una piscina. Era Nevermind dei Nirvana. Su quell’album c’era Polly che io avevo eletto a “mia canzone preferita” perchè il titolo corrispondeva all’unica parola che riuscivo a capire e riconoscere nel testo.

Poi boh, le elementari e le medie sono state un po’ una tomba per la mia formazione musicale, ho solo vaghi ricordi di cd di Aqua, Lunapop e Articolo 31 e poi il nulla fino al liceo. Nei primi anni di superiori sono stata travolta inesorabilmente dall’ondata punk e ska... mi fa sorridere ripensare a quei giorni: ero così invasata da tagliarmi i capelli a cresta, indossare vestiti al limite della decenza, riempirmi di spille e spillette ed essere sempre incazzata con tutti. Quello, tra l’altro, è stato il periodo delle mie “prime volte”: primo giro in macchina con amici più grandi, primo concerto con le amiche (Linea77 al Buddha), prima sbronza, primo spinello, primo ragazzo serio, prima volta a letto con qualcuno... che nostalgia... trovare la colonna sonora in questo caso è semplicissimo: Noir degli Shandon.

Noir, che canzone! Ci ho fatto di tutto con quella canzone in sottofondo: pianto, riso, camminato, corso, viaggiato, guidato, studiato, mangiato, bevuto, baciato, trombato, pensato, dormito... è stata così importante questa canzone che fino a poco tempo fa, prima di cambiare idea sui tatuaggi, volevo farmela scrivere interamente sulla schiena! L’unico rimpianto che ho è di non essere mai riuscita a sentirla dal vivo grazie al mio perfetto tempismo: non appena ho iniziato ad innamorarmi degli Shandon, hanno annunciato il loro scioglimento. Che culo.

Gli anni del liceo non sono stati testimoni solo della fase punk: in terza, in una magnifica giornata di maggio, un mio amico mi ha fatto ascoltare una canzone stupenda mentre eravamo in riva al fiume sotto una coltre verdissima di alberi. Ricordo di aver pianto dopo averla sentita quella volta (e anche dopo le cinquanta volte successive). Era Hallelujah di Jeff Buckley. Il giorno dopo ho comprato Grace e l’ho tritato per i sei mesi seguenti, dopodichè ho smesso di cercare cd punk ai mercatini delle pulci e ho iniziato a masterizzare i cd rock dei miei compagni di classe. Inutile dire che anche il mio guardaroba è stato stravolto (per me la musica è sempre stata come una religione e io mi sentivo un’integralista).

Il diploma è arrivato insieme all’ondata indie rock di Arctic Monkeys (Fluorescent Adolescent), The Strokes (Heart in a Cage), Raconteurs (Many Shades Of Black), The Subways (Rock’n’Roll Queen). Nel frattempo ho conosciuto il mio attuale ragazzo, il quale mi ha portata al mio primo vero concerto grosso: era il Rock in Idro del 2009 con le reunion di Limp Bizkit (esagerati!) e Faith No More (impareggiabili). Sempre il mio ragazzo mi ha iniziata al gruppo che probabilmente ha dato vita ad una svolta: gli Afterhours.

Ecco, gli Afterhours negli ultimi tre anni sono stati più o meno come gli Shandon durante i primi due anni di liceo, con la differenza che non sono in grado di decretare una loro canzone preferita in particolare. Ora come ora sento molto vicina a me Ritorno a casa (su Quello che non c’è – gran disco!). Ora, il bello di Ritorno a casa è che non è una vera e propria canzone, ma una sorta di monologo teatrale con accompagnamento musicale. É nostalgica, morbida, sensuale ed unisce le due forme artistiche che preferisco.

Si, probabilmente è lei la mia canzone in questo momento, anche perchè sono convinta che la musica che ci accompagna sia inevitabilmente anche un’evoluzione della nostra coscienza e il testo racchiude in sé anche una mia proiezione futura: “...è solo una villetta con uno sputo di giardino, ma sarà la prima cosa che comprerò quando sarò ricco”.

Chiedo umilmente perdono per il mio modo di scrivere, non ne sono mai stata capace.

Questo e altri scritti di "Tracce di Vita" li potete trovare qui: Capite cosa stiamo gridando


Alessandra Bertolotti