The Drunkard -  Freddie Wong In due notevoli film presentati al Far East Film Festival 2011 l'argomento base era la condizione di alcoolizzato di un intellettuale: Wandering Home, Giappone, di Higashi Yoichi (vedi scheda già pubblicata su questa rivista) e The Drunkard, Hong Kong, primo lungometraggio del critico e cineasta Freddie Wong. Va aggiunto subito che in realtà fra i due film non c'è una vera coincidenza tematica: in The Drunkard il tema non è tanto l'alcoolismo e la sua possibile o impossibile cura quanto il dolore umano nel contesto dell'analisi di una personalità autodistruttiva. Il protagonista è uno scrittore, ispirato a Liu Yichang, dal cui omonimo romanzo semi-autobiografico è tratto il film; è molto interessante la rievocazione dell'ambiente culturale a Hong Kong negli anni sessanta (ed è anche una novità rinfrescante vedere un film d'oggi in cui il protagonista non sia né giovane né fascinoso).

Anni sessanta, dunque, rievocati in una maniera “astratta”: ovvero non con sontuose ricostruzioni ma per piccoli accenni, col che il film sfugge agli obblighi (e alle trappole) del cinema di rievocazione storica - e naturalmente alla necessità di un budget stratosferico. Così la Hong Kong del periodo diventa in tutti i sensi un “luogo dell'anima”, e pertanto assume una dimensione di realtà assoluta, come in alcuni “non luoghi” cinematografici di Bergman; mentre certi aspetti della messa in scena e della regia mi richiamano alla mente (sarà solo un'impressione soggettiva?) il cinema del maestro giapponese Imamura Shohei.

La scelta di semi-astrazione nella costruzione dell'ambiente contiene molti vantaggi: rende più facile al regista Wong inserire nel film l'oscillazione della personalità del protagonista fra due tempi del suo vissuto (la realtà del momento e il periodo della prima giovinezza e della guerra nel ricordo); dà maggiore naturalezza all'entrata ricorrente di cartelli con brani di testo scritto dal protagonista; e consente al regista, sul piano della messa in scena, una scelta audace come quella di far interpretare alla stessa attrice (Joman Chiang) due diversi personaggi di sesso opposto: l'amante del protagonista, Lulu, e il giovane intellettuale, Mak, che cerca di coinvolgerlo nel suo progetto culturale.

Quel ch'è certo è che The Drunkard è un film di concentrazione, di densità impressionante. Raramente si ha l'occasione di vedere una simile capacità di portarci all'interno di una psicologia, in modo non semplicemente descrittivo ma empatico. Intenso, atmosferico, ora ironico ora sottilmente rabbioso, ci indica un regista da seguire in futuro.


Giorgio Placereani