Max Pezzali @ Palaolimpico (12 maggio 2011)
Ero partita da casa con la sensazione che quello di Max Pezzali al Palaolimpico di Torino sarebbe stato un meeting di nostalgici, accendino e “Sei un mito” pronti all'uso, ma mi sono ritrovata tra una marea di adolescenti, a volte accompagnati da un genitore, comunque molto lontani dal ricordarsi di Max Pezzali quando era ancora “quello degli 883”.
Prontamente smentita nel mio “figurati se comincia puntuale”, mi ritrovo sul palco il cantante pavese all'inizio del suo “secondo tempo”, fiero nella presentazione del nuovo album, “Terraferma”, dal quale estrapola alcune canzoni che propone ad una platea in parte ammutolita: capisco, con un sospiro di sollievo, di non essere l'unica ad aver acquistato il biglietto solo per ascoltare i vecchi successi e ignara del fatto che nel frattempo fosse uscito un nuovo album.
Non avendone né la competenza né l'autorità non giudicherò i pezzi proposti, limitandomi a dire che i motivetti erano indubbiamente orecchiabili e di facile memorizzazione, come da copione.
Il vero concerto, almeno per la sottoscritta, inizia nel momento in cui nell'aria si diffondono le note di quei vecchi successi che annovero a pieno titolo tra le canzoni della colonna sonora della mia infanzia. Da “Rotta x casa di Dio” a “Nord Sud Ovest Est”, da “Hanno ucciso l'uomo ragno” a “Tieni il tempo”, mi ritrovo senza quasi rendermene conto a cantare a squarciagola, circondata da altrettanti vecchi, malinconici, nostalgici come me. Alle hit del passato, poi, Max alterna sapientemente canzoni più recenti, come “Eccoti” o “Lo strano percorso”, così da accontentare anche i pochi presenti in sala che non sapessero chi fosse Mauro Repetto.
Io, vedendolo nei video del maxischermo, ho ricominciato a chiedermi soltanto che fine avesse fatto. Un paio di ore piacevoli, agrodolci e malinconiche insomma: non sarà l'Heineken Jammin Festival, ma al cuor non si comanda.




