Live Forever – Oasis
"TRACCE DI VITA" - Settima puntata
Da un'idea di Bruno Barbonaglia
Le tracce che vi sono rimaste addosso sono quelle che vi ha lasciato una o più canzoni in particolare, tracce profonde, dolorose, tristi o solo nostalgiche; ma anche felici, spensierate. Comunque, nel bene o nel male, son tracce di vita, segni che vi rimarranno, anche se dolorosi si rimargineranno e vi rimarrà una sottile, lieve e quasi invisibile cicatrice, pronta a pulsare quando partirà la prima nota di quella canzone. Allora a quel punto tornerete a fare i conti con voi stessi, con cosa vi ha trasmesso, con cosa vi ha lasciato, dove eravate e forse fondamentalmente con chi eravate, chi amavate in quel momento, chi odiavate o chi vi aveva lasciato se mai foste stati con qualcuno.. (Nicholas David Altea)
Live forever è una canzone che mi ha fatto riflettere molto su come i “grandi” hanno cambiato la storia della musica e non solo.
Molti mi chiedono perché preferisco l’Inghilterra piuttosto che l’Italia, ed io rispondo sempre “Se la gente si trasferisce a Londra un motivo ci sarà!”. Ad esempio come primo punto ci sono Beatles, Who, Queen, Pink Floyd, Rolling Stones e molti altri che hanno cambiato la storia della musica britannica, mentre in Italia gli artisti emergenti in quel periodo erano Little Tony e Bobby Solo. Anche noi avevamo voci emergenti, innovative per l’Italia come Fabrizio Dè Andrè, Lucio Battisti ed altri, ma nessuno di loro poteva competere con i gruppi britannici. Come secondo punto in Italia nei musei non ci va nessuno, da loro è gratis. Il loro servizio televisivo pubblico è pubblico sul serio ed è senza pubblicità. Da noi i trasporti pubblici sono ancora poco sviluppati, da loro la prima metro c’è dal 1863. Da loro c’è molta più possibilità di trovare lavoro. La posta da loro arriva ed è veloce senza ricorrere a costose stupidaggini come la Posta Prioritaria Italiana, con francobollo ecc... Ci sarebbero molti altri punti da dire, ma mi fermo qui!
Adesso mi domando “sono loro ad essere avanti o siamo noi ad essere indietro?”
Live forever mi fa riflettere anche su come le persone sono così superficiali, così uguali, tutti che seguono la massa. Sembrano robot telecomandati da quella maledetta televisione piena di gossip e con niente di costruttivo. Ma per fortuna esistono ancora persone che non sono contagiate, non sono robot, riescono a guardare oltre dove pochi riescono ad arrivare, sono rimasti in pochi quelli che riescono ad emozionarsi per le piccole cose e vedere cose che gli altri non vedranno mai!
E proprio come dicono loro, i mitici Oasis “Maybe you’re the same as me, we see things they'll never see you and I are gonna live forever” ovvero “forse tu sei uguale a me, vediamo cose che loro non vedranno mai, io e te vivremo per sempre”.
Mi ricordo ancora la prima volta che ascoltai Live forever era in piena primavera, in uno di quei giorni caldissimi ed era stata una mattinata alquanto pesante, mi ero imbattuta in 3 ore di compito di disegno prospettico e dal mio banco riuscivo a scorgere infondo all’aula una figura femminile non molto alta, magrissima, con i capelli biondi a caschetto. Era la mia professoressa di architettura e prospettiva, la classica persona atletica che tiene alla linea, divorziata e senza figli. La maggior parte delle donne oltre i 50 anni divorziate e senza figli sono acide, lunatiche, infatti aveva avuto da ridire anche sulla mia prova di prospettiva. In cinque anni passati con lei, dalla sua bocca non uscì mai “brava, bel lavoro, mi piace” ma usciva sempre “non è un granchè, non mi piace molto, potevi fare di meglio”. Finalmente riesco ad evadere dal mondo scolastico, prendo il mio mp3 e mentre mi incammino a prendere il pullman ci sono i Verve, i Sum 41 e James Blunt a farmi compagnia.
Al mio arrivo vedo il mio ragazzo che mi stava aspettando, vado da lui e mi da un bacio. Inizio a raccontargli la mia avventurosa mattinata, ma ad un certo punto arriva il nostro pullman, quel giorno andavo a pranzo da lui, ecco perché presi il suo stesso pullman. Appena saliti cercammo disperatamente un posto a sedere, ma niente, non c’era nemmeno mezzo posto, tutto pienissimo e a malapena riusciamo a trovare un posto in piedi. In quel momento il mio mp3 trasmetteva Carry you home di James Blunt, il mio ragazzo guarda lo schermo del mio mp3, mi toglie una cuffia e mi dice “spegni il tuo mp3 che adesso ascoltiamo il mio, così ti faccio ascoltare un po’ di musica decente, altro che James Blunt”. Spengo il mio mp3, mi passa una cuffia e iniziamo ad ascoltare D’You Know Wat I Mean degli Oasis.
- “La conosci live forever?”
- “No”
- “Adesso te la faccio sentire, è una delle mie preferite!”
Ed ecco che inizia la canzone che mi farà riflettere e diventerà la mia filosofia di vita!
Questo e altri scritti di "Tracce di Vita" li potete trovare qui: Capite cosa stiamo gridando




