Thor - Kenneth Branagh
Fondere un fumetto Marvel con la tragedia elisabettiana. Tentativo audace e non del tutto riuscito. Kenneth Branagh, attore e regista celebre per i suoi adattamenti shakespeariani, dirige Thor, tratto dal già citato fumetto ideato da Stan Lee. Personaggio della mitologia nordica, figlio primogenito di Odino e dio del tuono.
Il film narra di Thor, bandito dal regno di Asgard per avere mosso guerra contro i giganti di ghiaccio, che ritrovatosi nel deserto del New Mexico senza poteri divini e incapace di servirsi del suo Mjolnir (il martello magico, la sua micidiale arma), deve riuscire a ritornare nel suo regno e a riconquistare il trono, usurpatogli dall'invidioso fratello Loki.
Le difficoltà nell'esprimere un giudizio su questa pellicola derivano dal fatto che è perennemente in bilico tra l'epica e la farsa; Branagh infonde echi shakespeariani alla vicenda, avvalendosi degli elementi giusti (un regno arcaico, lotte di successione, invidia per il potere altrui, rivalità fraterne, un amore contrastato dagli eventi) e di un Anthony Hopkins capace di infondere magnificenza ad uno stanco e fiero Odino. Ma è tutto qui.
Sembra di assistere a due opere distinte, unite in una sola: quando Thor è scagliato sul nostro pianeta la trama si perde e, come già annunciato in precedenza, l'epica si trasforma in farsa e tutto si riduce in goffi tentativi di far ridere lo spettatore, basati sullo straniamento provocato dal contatto fra il dio del tuono e il nostro mondo, e dell'attrazione mascherata ma più che palese dell'astrofisica Jane (colei che ha trovato Thor nel deserto) nei confronti del virile protagonista. Anche gli attori recitano sotto le righe, in particolare Natalie Portman che esegue il suo compitino senza la consueta dedizione e l'attore protagonista, con un fisico invidiabile, è un bel cubo di porfido biondo.
Si ha l'impressione che il regista di Hamlet abbia esagerato, che non sia riuscito a dare un equilibrio al suo ultimo lavoro. Il tentativo di rendere commerciale l'epica, con alcune trovate sia umoristiche sia di azione per venire incontro allo spettatore, si è rivelato un mezzo fallimento. Vista la bravura del regista, si attendeva qualcosa di più, inoltre il 3D danneggia il già massiccio, ma ottimo, uso di effetti speciali, creando un effetto ridondante.
Sicuramente è un film onesto che divertirà le platee ma, se è implicito che Branagh sia un'autorità nella divulgazione e rappresentazione delle opere del Bardo, è evidente che il suo primo tentativo di esplorare il mondo dei super eroi si è rivelato una delusione.



