La redazione di Paper Street da il benvenuto a Mattia Farci. Questo è il suo pezzo d'esordio.

Casa 69 - NegramaroPaesaggi Urbani.
Silenzi fatti di musica.
E i piedi che sfregano sull’asfalto.
Un treno in corsa. “Il treno che passa tra i ricordi e la schiena.” – Casa 69 -

Un concentrato di vibrazioni. Tra l’entropia e la ridondanza.
Onirico.
Un rock strumentale. Un rock di batteria e di battiti. Di note che stridono su di un basso.
Un timbro che graffia lasciando i segni.
Le tracce di un viaggio lungo diciotto brani.

Parte da “Casa 69”, residenza della band e brano che dà titolo all’album, la nuova avventura dei Negramaro, che a distanza di tre anni si ripresentano sempre su etichetta Sugar. Una carica di energia, pulsazioni dirette, palmari ed indelebili.

Il treno impenna fino a vette inesplorate sulle note del brano Quel matto son io.
Ti ritrovi a testa in giù, fotogrammi della tua vita scorrono, un sorriso sbiadito, un’illusione, il limite e alla fine la scritta “oltre”. Oltre la siepe, oltre la paura, oltre gli altri, oltre te stesso e oltre quella stessa fine.
Poi un monito. Un ringraziamento ed un pensiero. A Mimì e alla libertà di poter dire contro ogni credenza.
Mimì sarà. – Comunque vadano le cose (scusa Mimì)-
Un miraggio, insicurezze, aspettative.

La musica scorre. Il viaggio prosegue fino alla luna. Come Astolfo, per riprendere ciò che di bello si è lasciato andare. – Apollo 11 -
C’è ansia, sofferenza e sete di vita. Di esplorare l’essenziale. Quello invisibile agli occhi scriverebbe Saint-Exupéry.

- Io non lascio traccia - è il tentativo definitivo di fugare quei dubbi, di vagare tra i propri pensieri alla ricerca di un ordine. Il brano è dedicato a Carmelo Bene, personalità di spicco della seconda metà del secolo scorso.
Una composizione carica di paradossi, interrogativi, ossimori e di una realtà che collide con le aspettative: “Io che sto parlando per questo non sono io”.

Poi il silenzio. Ci si lascia incantare da – Basta Così -. Elisa torna a collaborare con Sangiorgi. Un prato di fiori su cui posarsi e respirare libertà. Questo evoca il brano che abbraccia la ruvidità di Sangiorgi alla grazia distinta di Elisa. Il viaggio giunge alla fine con melodia e rock. Sangiorgi esagera, con voce e parola. E’ mosso dall’urgenza di esprimere per imprimere.

Lascia traccia il disco.
Il tentativo è quello di dipingere un quadro cubista, astrattista e d’espressione.
Il risultato però è un dipinto di Cézanne
D’impressione.
Dove la realtà viene incisa tra sofferenza, sfumature e tanta vita.


Mattia Farci