Cronache letterarie: Noteboom, Sparti, SloterdijkDavide Sparti - Suoni inauditi
Dell'improvvisazione musicale ci si fa spesso un'idea sbagliata. Si crede che sia un meccanismo istintivo e perciò privo di regole con il quale certi generi musicali, come il jazz, si identificano fin dalle origini. Era l'idea dominante tra gli studiosi e gli scrittori interessati alla musica almeno fino a quando i celebri saggi di Theodor Adorno sull'argomento non sono stati accusati di incompetenza (strano a dirsi, ma Adorno non è mai tornato sui preconcetti nemmeno vent'anni dopo il "misfatto" - era una testa dura, si sa) e dobbiamo ringraziare Davide Sparti se è riuscito nel suo libro Suoni inauditi (Il Mulino) nell'intento di spiegarci, finalmente, in che cosa consiste davvero l'improvvisazione musicale.

Non si tratta del "regno della libertà" assoluta, esordisce l'autore fin dalla prefazione, "come sperano di farci credere coloro che vedono nel jazz una forma d'arte primitiva ed intuitiva", altrimenti detto "inferiore" rispetto alla musica classica o contemporanea. Esiste un sapere dell'improvvisatore, un retroterra che si può ricavare soltanto dall'esperienza: improvvisare è possibile proprio perché i musicisti "conoscono le regole ed i materiali della loro disciplina, li conoscono al punto da permettersi di variarli e trasgredirli in modo creativo". Se questa è la traccia dominante del saggio di Sparti, molto più interessante è seguirlo nei meandri di una storia che sconfina sia nella storia del jazz- le celebri improvvisazioni di Charlie Parker, John Coltrane, Mingus, Thelonious Monk e molti altri-, sia nelle scienze cognitive e nella filosofia del linguaggio. L'improvvisazione, infatti, non è soltanto una pratica musicale ma un modo di interagire con la realtà, se pensiamo a come si svolge una buona conversazione o un qualsiasi evento che accade sotto i nostri occhi...Con uno splendito capitolo dedicato agli errori di Adorno (Adorno e il jazz) e un altro, non meno denso e stimolante, che apre le porte alle virtù del saper improvvisare nei rapporti sociali, Suoni inauditi si colloca in quella ideale biblioteca del musicista o del musicofilo che vorrei tanto costruire, un giorno.


Cees Nooteboom - Il giorno dei morti
Cees Nooteboom è uno scrittore olandese che più di un critico letterario vorrebbe candidato al Nobel... Difficile, direi, dare loro torto. Giunto alla fine del suo romanzo Il giorno dei morti, posso soltanto dire che si tratta di un'opera tra le più belle e coinvolgenti che abbia mai letto, sempre sul filo di quella memoria di lungo corso che possono avere, forse, soltanto gli scrittori che hanno viaggiato molto, dentro e fuori dall'Europa, e ne sanno dosare con maestria le qualità e gli effetti stilistici in una frase, una scena, un dialogo... Che io sappia, soltanto Milan Kundera o Danilo Kis tengono le fila del romanzo "filosofico" - ma bisognerebbe dire il romanzo di idee - come Noteboom, al di là di ovvie differenze, non soltanto letterarie, tra i romanzieri. Quando si sente dire che "il romanzo è morto", come di recente ha voluto ribadire sulle pagine de La stampa (inserto Tuttolibri) il critico Angelo Guglielmi, ci sarebbe da prendere un bel pezzo di nastro isolante, tappargli la bocca e mettergli in mano un romanzo di Noteboom, per esempio Le montagne dei Paesi Bassi o il più denso e kunderiano - non soltanto nel titolo - Canto dell'essere e dell'apparire (ed. Iperborea). Se lasciamo perdere i lamenti sul "narratore scomparso" e leggiamo quelli che ci sono, magari, è meglio.

Di che cosa narra Il giorno dei morti? Volendo restringere il discorso ai nudi fatti, è la storia di un videomaker che, con la scusa di lavorare come operatore di documentari in giro per il mondo, si mette a riprendere con la telecamera qualcosa che quasi non si può vedere, qualcosa che sfugge al campo della visione ordinaria ma che si può sentire nelle cose. Una presenza, dunque. In realtà, il progetto visionario di Arthur Daane è il segno di una condizione di sperdimento e di confusione che riguarda molti di noi e che nel gergo della sociologia si potrebbe chiamare "la perdita della coscienza storica". Siamo avvolti dal passato, il presente appare spesso inconsistente e il futuro senza passato non ha un volto riconoscibile... Il tono con cui la vicenda è raccontata non manca, tuttavia, di umorismo e ironia, grazie anche ad un'arte sopraffina del dialogo. Nell' entourage quotidiano di Arthur si affaccendano, infatti, studiosi di Lutero e di Hegel, storici di antichità defunte, brani di storia della Germania che appaiono come fantasmi- la prima parte del romanzo è ambientata nella Berlino dei nostri giorni-, voci disperse, altri personaggi incontrati "nel corso del tempo" (espressione che, non a caso, mi ricorda un noto film di Wim Wenders). Per riprendere la metafora musicale, nel suo vagabondaggio Noteboom diventa una specie di registratore umano che va avanti, anche durante la notte, alla ricerca della prossima linea sonora sulla quale "improvvisare". Soundscape e letteratura, letteratura come soundscape.


Peter Sloterdijk - Caratteri filosofici
Peter Sloterdijk ha sempre pubblicato libri insoliti, rilanciando con coraggio nell'arena mediatica la filosofia come un luogo tutt'altro che accademico dove porre domande anche ai filosofi frettolosamente archiviati dai nostri orrendi manuali scolastici...E lo fa con invidiabile capacità di sintesi, spesso parafrasando autori più conosciuti di lui (ma più difficili da leggere) come Deleuze o Derrida.

L'intento trasgressivo non si smentisce nemmeno in questo intenso Caratteri filosofici, appena uscito per Raffaello Cortina. L'idea del progetto, enunciata nella prefazione, è quella di ritrarre il pensiero mentre si va formando, vale a dire sullo sfondo dei problemi sociali e politici che lo interessano, senza separare le idee dalla società in cui nascono. E' già il caso di Platone, per esempio, che secondo Sloterdijk va letto tenendo anche presente che il filosofo aveva "trascorso tutta quanta la giovinezza nel periodo della guerra del Peloponneso (431-404 a.C.); la sinistra distanza del filosofo dalla realtà empirica e la tanto biasimata tendenza idealistica a rifiutare il puro dato risultano più facili da capire, se si tiene presente che, in gioventù, l'autore non aveva conosciuto altro mondo che quello stravolto dalle passioni belliche". Ciò che ben diverso dall'isolare la famigerata "teoria delle idee" come un parto dell'immaginazione poetica, condito in diverso modo nel corso dei secoli, anche se poi Sloterdijk è ben consapevole dell'importanza che ha avuto la critica dall'astrazione e al cosiddetto "platonismo" (il capitolo su Nietzsche non è il solo in cui l'autore rende chiaro il suo punto di vista a questo proposito). Oggi che le ideologie e i fondamentalismi continuano a dilagare c'è da chiedersi se finirà mai il regno dei "neoplatonici" odierni, quelli da quattro soldi...Povero Platone, non sapeva di che stirpe si sarebbe reso padre! Da Aristotele a Foucault, passando per i ritratti incisivi di Sartre e di Wittgenstein, Agostino, Hegel, Kierkegaard, questo libretto non è forse soltanto quel "menu" di pura degustazione che ci viene descritto nella quarta di copertina, ma piuttosto una collezione di fulminanti descrizioni filosofiche che sanno sorprendere e magari incuriosire quelli che non si sono rassegnati - non ancora, almeno - alla coscienza spenta del consumismo e della globalizzazione.

 


Alessandro De Caro