Mildred Pierce - Todd HaynesLos Angeles, anni '30. Mildred Pierce è una donna che divorzia dal marito disoccupato e inefficiente e lotta per mantenere se stessa e le sue due figlie durante la Grande Depressione. L’eccessivo attaccamento nei confronti della figlia maggiore Veda la spinge a una scalata verso il successo, che da cameriera la vede diventare proprietaria di ristoranti; ma anche a scelte sbagliate sul piano professionale e privato che condurranno a conseguenze disastrose.

Chiariamo subito una cosa: va dato merito alla HBO di non badare a spese e di essere garanzia di qualità sempre e comunque. Se da un lato questa mini serie in 5 puntate non mi ha convinto del tutto, è impossibile però non commentare l'enorme sforzo produttivo che la rete ha impiegato per la realizzazione di questo prodotto tv: una messa in scena impeccabile, abilmente creata e gestita da Todd Haynes (Far From Heaven, I’m Not There,Velvet Goldmine) che dipinge un universo perfetto, tanto caro a Douglas Sirk e ai suoi melò più famosi.

Inquadrature perfettamente calibrate con riprese che spesso sfruttano la finestra per raccontare i personaggi: la cinepresa li osserva, li scruta, li spia, facendo diventare lo spettatore partecipe nelle loro vite in modo attivo.
Molti guizzi di stile e accuratezza nei dettagli, la regia di Haynes è dolce ma vibrante; ha il merito di riuscire a catturare gli stati d'animo senza dover ricorrere a stratagemmi di bassa lega: meraviglioso il piano-sequenza sulla spiaggia nell'ultimo episodio tanto quanto la splendida chiusa della prima puntata, con Veda di spalle.
Quindi, cosa è che non mi ha molto convinto? Tasto dolente: Kate Winslet.

Avevo avuto dei dubbi da subito sulla sua interpretazione ma mi autoconvincevo che forse erano dovuti al continuo paragone con Joan Crawford (la quale recita lo stesso personaggio nel film del 1945 di Michael Curtiz, ruolo che le valse l’Oscar come miglior attrice protagonista). Invece no, non erano legati a questa motivazione perchè le due interpretazioni non potrebbero essere più diverse e imparagonabili tra loro: la Crawford più grottesca e abilmente inserita in un film dalle tinte più noir, la Winslet più umana e contestualizzata all’interno di un melodramma esistenziale. Stesso libro, adattamenti differenti.

La Winslet però risulta spesso troppo fragile ma soprattutto poco incisiva: in certi punti era evidente che stesse recitando e questo rendeva tutto artificioso e finto. Ho trovata la sua recitazione un pò confusa e poco ispirata e solo nel finale del tutto convincente (splendida ad esempio nello scontro finale).

La Winslet era di fatto la protagonista ma quando appare Evan Rachel Wood viene travolta dal suo carisma e dalla sua presenza scenica: la schiaccia, sia da un punto di vista di magnetismo, sia da un punto di vista recitativo. Ogni volta che le due sono nella stessa inquadratura la Winslet viene messa da parte e non è un caso che gli ultimi due episodi siano di levatura maggiore rispetto ai primi tre: il rapporto madre-figlia viene ora snocciolato e finalmente le carte vengono scoperte, mostrando a tutti la vera personalità di Veda.

Veda, il serperte dell'Eden praticamente, che induce in tentazione chiunque, li usa a suo piacimento e poi li getta senza alcun segno di rimorso. La sua camminata dal letto allo specchio, nuda, è la perfetta sintesi di tutto ciò: finalmente si mostra alla madre con una tale sfacciataggine da provocare in lei una reazione estrema. Veda si è scoperta e Mildred è scioccata. Lo scontro è servito: chi l’avrà vinta?

Non sarò certo io a svelarvelo.


Giuseppe Polenghi