I want to break free - Queen
"TRACCE DI VITA" - Terza puntata
Da un'idea di Bruno Barbonaglia
Le tracce che vi sono rimaste addosso sono quelle che vi ha lasciato una o più canzoni in particolare, tracce profonde, dolorose, tristi o solo nostalgiche; ma anche felici, spensierate. Comunque, nel bene o nel male, son tracce di vita, segni che vi rimarranno, anche se dolorosi si rimargineranno e vi rimarrà una sottile, lieve e quasi invisibile cicatrice, pronta a pulsare quando partirà la prima nota di quella canzone. Allora a quel punto tornerete a fare i conti con voi stessi, con cosa vi ha trasmesso, con cosa vi ha lasciato, dove eravate e forse fondamentalmente con chi eravate, chi amavate in quel momento, chi odiavate o chi vi aveva lasciato se mai foste stati con qualcuno.. (Nicholas David Altea)
La mia storia legata alle canzoni è un po’ particolare, come particolari sono sempre le nostre vite. Le canzoni ci ricordano dei momenti ben precisi a prescindere dalla bellezza della canzone o da quella del momento vissuto e proprio per questo spesse volte suonano come delle dolci pugnalate al cuore, si aggrappano prepotentemente alla nostra memoria ed alle nostre emozioni senza chiederci il parere.
Le canzoni a cui sono molto legata, nonostante non rappresentino proprio il mio genere musicale preferito, sono le canzoni degli anni Ottanta dei Queen, Abba, Bonie M e Modern Talking. Mio papà amava moltissimo la musica e forse insieme alle macchine, rappresentava i suoi soli amori. Era una persona egoista, con pochi momenti di lucidità, ma quando metteva su le cassette di musica, si prospettava una breve tregua dalla sua follia, mi portava in giro con il suo furgone Ford bianco con due strisce rosse disegnate di fianco, a velocità prossime alla luce e senza meta, ma a me non importava perché potevo finalmente stare con lui e se anche fossi morta, non me ne sarebbe importato molto, ero felice, quella felicità che ogni bambino dovrebbe gustarsi sempre senza pensare a null’altro.
Lui mi chiedeva dei miei amici e dei miei voti, finalmente potevo raccontargli che poteva essere fiero di me, ma poi arrivava quell’ultima domanda “ma quest’anno fai seconda (elementare)?” e mi svegliava dai miei sogni e mi faceva realizzare che le sue domande sui voti e sui miei amici erano solo domande di cortesia, perché lui viveva fuori dal mondo.
Poi tornavamo a casa e io avrei voluto che quei momenti con lui non fossero mai finiti e allora cercavo di renderlo parte della mia vita, cercavo di coinvolgerlo nelle mie cose. Gli chiedevo di aiutarmi a fare i compiti di matematica o a finire di colorare il disegno di tecnica, e allora lui, metteva il giradischi e l’atmosfera tornava ad essere quella di prima, io e lui all’interno di una palla invisibile, lontano dall’alcool a fare insieme i compiti, c’era posto solo per la mia piccola micina Pinuccia che ogni tanto giocava col giradischi e quando sentivamo la musica interrompersi, sapevamo che era lei ma non ci arrabbiavamo nemmeno perché ci andava bene così, non c’era tempo per prendersela, perché entrambi sapevamo che la sua lucidità era breve e la follia sarebbe presto tornata cogliendoci entrambi di sorpresa, cogliendoci entrambi impotenti.
Poi mio papà mi parlava delle sue passioni e io gli parlavo delle mie, e allora lui diceva che avrebbe voluto un maschio come primo figlio per insegnargli il suo mestiere, smontare ed aggiustare le macchine con un cacciavite e una pinza. Ma io non mi sono mai tirata indietro e gli dicevo che a me piaceva moltissimo il suo lavoro soprattutto quando mi dava dei pezzi che avanzavano per i miei circuiti elettrici casalinghi e che sparare andava benissimo. Poi mi faceva vedere le bacchette e mi raccontava che lui sapeva suonare la batteria e la chitarra, poi mi portava a pescare con lui, io non mi ponevo tante domande perché ero felice e soprattutto temevo che un mio rifiuto avrebbe rovinato tutto e lui non avrebbe mai più voluto dedicarmi del tempo.
Ecco, quando io ascolto I want to break free, o Charry, Charry lady, nostalgicamente penso a quella piccola bambina che avrebbe dato qualunque cosa per 5 minuti al giorno di tranquillità con suo papà. Ma le scelte delle persone non sono sempre coscienziose e mi ritrovo oggi ad ascoltare queste canzoni da sola e con un fiume di lacrime che mi accompagnano. E adesso che capisco bene le parole di queste canzoni, mi sento quasi in colpa. Le ascolto e riascolto e mi faccio dei film in testa con questi messaggi subliminali, perché lui mi stava dicendo "I want to break free" ma nessuno poteva aiutarlo più di quanto non abbiamo fatto perché solo lui poteva salvarsi da quell’incubo in cui era finito. E oggi mi sento solo di rispondergli "... life still goes on...".
Questo e altri scritti di "Tracce di Vita" li potete trovare qui: Capite cosa stiamo gridando




