Glasvegas - Euphoric // Heartbreak
Se ci si lascia prendere per mano dai Glasvegas, è come intraprendere un viaggio nelle profondità di sé stessi e come tornare alle radici, riscoprire le emozioni più profonde e più vere...piangere e ridere, amare e non capire, la paura della solitudine, l'euforia della vita.
Vi siete mai chiesti perché alcune canzoni hanno il potere quasi mistico di sciogliere per un dolce attimo il peso delle nostre vite, delle quotidiane difficoltà, regalando quell'indescrivibile istante in cui malinconia e paure si colorano di un'insana euforia? E perché proprio “quelle” canzoni e non altre? La risposta è quell'emozione sonora che di nome fa Glasvegas.
E' difficile descrivere a parole quello che significa immergersi nel mondo di questi quattro scozzesi, che poi è il mondo di un ragazzo problematico di ventinove anni, James Allan, che trasporta l'ascoltatore in un vuoto cosmico fatto di affetti e sofferenze sincere, di malinconia e di canzoni che lasciano addosso qualcosa in più rispetto alla maggior parte delle band contemporanee che giocano al gioco del rock'n'roll. Qualcosa che non sai bene cosa sia, ma la puoi percepire; forse è la sua voce, che dice “hartbriik” invece di Heartbreak, che sembra quasi soffocata e che invece disperatamente implora, questa sua voglia di urlare nelle canzoni le sue emozioni. Qualcosa, che confrontato con quel tipo di musica di plastica che è mero oggetto di consumo e di ricerca della fama risulta profondamente, fottutamente, vero.
Questo Euphoric // Heartbreak, per farla breve, è uno di quei secondi album che non solo mantiene le promesse del primo, ma anzi le dilata e giustifica le aspettative che il mondo indie del Regno Unito intero, non solo la Scozia, ripone nei Glasvegas. Concepito come le due parti di un'onda, la prima metà quella ascendente e la seconda quella della caduta, risulta più simile ad una serie di onde, che si alternano alcune impetuose, altre di riflusso. I suoni sono molto vicini a quelli del primo album, ma aumentano di intensità e coerenza, evolvendo la bellezza grezza di canzoni come Cheating Heart o Geraldine in una performance più matura.
L'intro, che è uno di quei “sussurrati” ormai classici della band, prelude alla botta sonora di The World Is Yours, la canzone che ha lanciato l'album prima ancora della sua uscita grazie al download gratuito online. Segue You, che al primo ascolto non convince ma che poi, incorniciata nell'esperienza sonora appena descritta, acquista il suo senso e la sua bellezza. Shine Like Stars è tagliente e aggressiva, e sfocia in quello che è probabilmente l'apice del disco, la struggente Whatever Hurts You Through The Night, che prende il meglio dell'atmosfera del primo album e la rimodula ricordando in certi tratti l'impatto emozionale di certi Sigur Ròs. Stronger Than Dirt è forse l'episodio più banale e meno riuscito dell'album, mentre Dream Dream Dreaming riporta il livello di qualità sulla barra più alta. Passando per I Feel Wrong, dove James chiede scusa al padre per aver reso pubblici i suoi sentimenti in Daddy's Gone (“forgive me father for what I have said”) si arriva a Euphoria, Take My Hand, potenziale candidata per il prossimo Arts Club Award come miglior canzone del 2011. Chiude il disco Change, un altro sussurrato che ospita questa volta la madre di James Allan in una toccante dedica al figlio, che incita a sorridere e a ritrovare l'allegria.
Se volessimo coniare uno slogan, potremmo dire che i Glasvegas ambiscono a diventare per la Scozia ciò che gli U2 sono per l'Irlanda, ma questo renderebbe solo parziale giustizia ai suoni di questa band, che ricordano proprio i primi album di Bono&co – e forse è “colpa” del produttore, Flood, lo stesso fra gli altri di U2 e Depeche Mode, altra band di cui nel complesso si sente l'influenza. Forse però, suoni a parte, l'unico vero paragone per i Glasvegas sono i Joy Division, cui si avvicinano per intensità emotiva e profondità esistenziale. Tutto sta a vedere se la cultura contemporanea, ossessionata dall'apparenza e caratterizzata dal consumo facile che non sempre implica l'utilizzo del cervello, sarà in grado di riconoscere la loro grandezza.
Alessandro Gandini e Luca Robotti




