Massimo Volume @ Covo Club  - Bologna , 9 Aprile 2011 Esattamente 24 ore fa, nel momento in cui scrivo adesso, ero proprio fuori, nella piacevole cornice del Covo di Bologna, seduto su una panchina da solo e in quel momento mi sono sentito una persona piuttosto fortunata. Dico piuttosto, per non esagerare, però non mi sarei potuto lamentare troppo. Penserete voi, come può una persona seduta su una panchina, fuori da uno dei luoghi migliori per ascoltare musica a Bologna e in più sola, sentirsi fortunata? “Mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata” direbbe Emidio (Mimì) Clementi in Inverno ‘85, canzone a me cara poiché nato proprio in quel glaciale inverno e forse ero così in quel momento, perchè mi sono sentito obbligato a non essere nulla, spogliato di ogni peso da mostrare, nudo sino all’osso un po’ come il soffitto di una chiesa bombardata, appunto senza più un valore materiale, manifestato e fruibile, sola e senza che nessuno vada a vederla. Chi va a vedere un soffitto di una chiesa bombardata? Chi mai vorrebbe entrarci in una chiesa bombardata? Forse nessuno, o quasi.

Malgrado tutto, soddisfatto di aver visto per la prima volta i Massimo Volume in un live atipico.

Ammetto di essere un neofita dei Massimo Volume e devo la loro conoscenza a lei. Lei che sa di essere lei. Quindi fortunato, di aver assistito ad una scaletta scelta dal pubblico, dai più fervidi affezionati estimatori di un gruppo controverso e risorto dopo un letargo di quasi 10 anni. Risorto con orgoglio ma anche con tanta sensibilità interiore da donarci.

In un Covo saturo di persone e di sudore, in un Aprile caldo e caloroso quanto la serata (la seconda consecutiva dopo la prima dove principalmente hanno suonato i pezzi dell’ultimo lavoro e dello split coi compagni di palco Bachi da Pietra) la gente è ansiosa, accalcata e impaziente.

Attraversando il pubblico, come per ogni band, in ogni live al Covo, salgono sul palco i “massimi”.

Parte l’intro sostenuto dalla base ritmica batteria/basso, ipnotica e solenne di Atto Definitivo (“l’ho sempre considerato un bel titolo”) per iniziare un live, come avvenne per quello del Novembre 2008 a Bologna; seguito poi da Senza un Posto Dove Dormire dove sesso a pagamento e solitudine si mescolano come facce della stessa medaglia, dello stesso problema non risolto. Le Nostre Ore Contate inizia(no) con una distesa leggera di suoni che si risolve in maniera diversa salendo al cielo in un parlato liberatorio quasi sacro, di ammissione, di liberazione, di accettazione e consapevolezza delle proprie “cattive abitudini” che anche io in quel momento riesco ad appagare, come sempre nel migliore dei modi, nella mia coscienza più intima.

Meglio di uno Specchio apre le chitarre di Egle e Stefano in dialoghi distorti che rimescolano le vostre viscere, dove la poetica di Emidio è carica di ansie nel suo parlato. Perché se non lo aveste ancora capito la particolarità dei Massimo Volume è il parlato, interpretato dal “cantante” che fece di necessità virtù la mancanza di un persona capace di cantare nella band agli albori. Scalda gli animi del pubblico più datato Il Primo Dio (omonimo titolo di un’opera dello scrittore italiano Emanuel Carnevali) che come una preghiera ne ricorda la sua ingiusta morte in miseria. Mimì solo in questo brano abbandona il basso e si presta unicamente alla voce per Litio portandoci nelle atmosfere allucinate e mistiche dell’amico Leo per poi entrare a comprare una pizza d’asporto in un’ambientazione noir dove solo le insegne della “Pizza Express” (forse arriva da qui l’immagine de Le Luci della Centrale Elettrica – La Gigantesca Scritta COOP) illuminano il racconto scuro e cupo.

Poi arriva Fausto e subito dopo Coney Island sognante e distesa fino all’epilogo finale e così dagli USA ci dirigiamo in Romagna a Ravenna con finale incalzante e instabile. Il viaggio geografico termina sull’unico brano di Club Privè, Seychelles ‘81 dove i ritmi quasi etnici e le melodie taglienti battibeccano l’una con l’altra lasciando spazio ad Alessandro. Le due chitarre, diverse nel suonare e nell’essere suonate da Egle Sommacal e Stefano Pilia, si equilibrano l’una con l’altra andando a completarsi senza mai sovrastarsi, accompagnate dalla maestria ritmica e dall’intensità costante di Vittoria Burattini alla batteria.

Fuoco Fatuo carica di immediatezza post-rock, poetica intramezzata da domande continue e ripetute a Leo Mantovani, che è realmente presente in sala, al quale viene dedicato questo brano come uno dei più toccanti dei Massimo Volume. E dopo Via Vasco da Gama e Robert Lowell, Stagioni è una ventata di positività e leggiadria dove l’acustica di Egle dipinge il fondo di colori caldi e primaverili.

Sale sul palco poi Leo Mantovani, prendendo finalmente un volto (una via di mezzo tra Phil Collins e Denny De Vito con basette importanti), lui caro amico di Emidio, protagonista e ispiratore di molti testi dei Massimo Volume (anche personaggio degli scritti di Emidio Clementi) ma non solo, soprattutto attore caratterista di cinema e televisione (come in Lavorare con lentezza di Guido Chiesa (2004) o su Italia 1 nella mini serie Quo vadis, Baby? sempre di Guido Chiesa). Parlerà di sesso e semplici scopate citando come autore Karol Wojtyla, strappando una risata al pubblico, facendoci capire la follia e la mancanza di mezze misure di questo personaggio o molto amato o molto odiato.

Un Altro Domani (messa forse al posto di Ronald, Tomas e Io indicata sul sito), La Città Morta e Il Mondo Dopo il Mondo lasciano la chiusura a Stanze che costruisce ambienti ben definiti, caratterizzata da frasi corte, crude, gridate con un’attitudine hardcore, come parte del primissimo background musicale della band.

Ororo (come nel live di Bologna Novembre 2008), chiude l’indimenticabile live con l’anima più turbata che si possa esprimere inondata di distorsioni intense, piene, che mi attaccano al muro alternati alla voce di Mimì che mi dice:

“Tu, nella Kadett verde di Vittoria /con tutta la mia collezione di dischi cacciata dietro / aspetti me / che immergo le mani fino ai polsi nel fango / per ripartire diretti / non so dove.”

Caro Mimì, diretto dove, lo so, su una panchina a sentirmi “come un soffitto di una chiesa bombardata” aspettando lei “Sul Viking Express “ che non arriverà mai.

Se volete saperne di più vi consiglio di leggere:

Tutto qui. La storia dei Massimo Volume, di Andrea Pomini, Roma, Arcana, 2010


Setlist scelta dal pubblico via mail
Atto definitivo
Senza un posto dove dormire
Le nostre ore contate
Meglio di uno specchio
Il primo dio
Litio
Pizza Express
Fausto
Coney Island
Ravenna
Seychelles ‘81
Alessandro
Fuoco Fatuo
Via Vasco De Gama
Robert Lowell
Stagioni
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Un altro domani
La città morta
In un mondo dopo il mondo
Stanze
Ororo


Foto di Vincenzo Santoiemma


Nicholas David Altea