Fuckin’ in the bushes - Oasis
"TRACCE DI VITA - Introduzione
Da un'idea di Bruno Barbonaglia
Le tracce che vi sono rimaste addosso sono quelle che vi ha lasciato una o più canzoni in particolare, tracce profonde, dolorose, tristi o solo nostalgiche; ma anche felici, spensierate. Comunque, nel bene o nel male, son tracce di vita, segni che vi rimarranno, anche se dolorosi si rimargineranno e vi rimarrà una sottile, lieve e quasi invisibile cicatrice, pronta a pulsare quando partirà la prima nota di quella canzone. Allora a quel punto tornerete a fare i conti con voi stessi, con cosa vi ha trasmesso, con cosa vi ha lasciato, dove eravate e forse fondamentalmente con chi eravate, chi amavate in quel momento, chi odiavate o chi vi aveva lasciato se mai foste stati con qualcuno.. (Nicholas David Altea)
Mentre stavo facendo un viaggio in macchina sul breve tratto di autostrada che collega Vercelli a Foggia ho messo su dei cd mp3 con su tutti i cd dei gruppi che mi hanno accompagnato nella mia vita, e mi sono reso conto che a ogni canzone associavo un ricordo. Quando partivano le note di un determinato pezzo respiravo l’aria di un luogo che non vedo più da anni, o sentivo discorsi ormai dissolti nel tempo.
Così, quando sono tornato a casa mi sono detto, devo fare una raccolta di racconti su ricordi legati a canzoni. Però mi sembrava riduttivo fare una cosa del genere da solo, così mi sono detto: “Hey you! Prova a postare su Facebook questa tua idea nella pagina del tuo libro, magari qualcuno ha voglia di scrivere, di raccontarsi, di parlare di una canzone e dei suoi ricordi”.
Ero entusiasta dell’idea di fare una raccolta del genere, con una sorta di track-list piena di ricordi scovati nelle profondità della mente di ognuno di noi.
Credo che sia un modo per avvicinare alla scrittura molta gente, ma anche un modo di far ascoltare a molte persone i brani a cui si è più legati parlando anche del gruppo che ha composto il pezzo, o un suono particolare che c’è nella canzone, o dello stile della band o una frase di quel pezzo che vi ha sempre entusiasmato. Ovvio, è un modo per mettersi in gioco, perché, mi ricordo la prima volta che ho pubblicato un libro, mica ero così tranquillo. Mi dicevo, e se a qualcuno non piace? Se mi prendono per scemo? Poi mi sono accorto che non c’era nulla da temere, che era impagabile ricevere complimenti, che era positivo ricevere qualche critica e che fondamentalmente ero stato letto da qualcuno. Ecco, quello che dico a chi si cimenta in questa mia iniziativa è di non temere di mettersi in gioco, di non temere che il proprio pezzo sia meno bello di quello di un altro, immaginate di essere tutti insieme in un pub davanti a un buon gin tonic e a turno raccontiamo un nostro ricordo legato a una canzone. Come dice Douglas Adams (l’autore della Guida galattica per autostoppisti): “DON’T PANIC!”.
Ma la cosa che più mi ha colpito di questa trovata è che è un modo rapido ed efficace per rivivere un ricordo di un momento felice passato con gli amici, di un momento triste in cui tutto pareva perduto, di un concerto indimenticabile, di un momento sexy o semplicemente il ricordo di voi in una stanza buia con su quella canzone. Un modo efficace per rivivere un ricordo ma anche per farlo conoscere ad altri, per far capire a un estraneo quanto quella canzone abbia un significato opposto rispetto a quello che può avere per un altro.
In sostanza qui leggerete ricordi legati a canzoni, in cui si parla sia della propria storia che di qualche nozione sulla canzone e sul gruppo, non c’è una linea ferrea da seguire, vige la libertà di pensiero e di scrittura.
Ora, perché in cima a questa intro ho messo “Fuckin’ in the bushes” degli Oasis? Perché per me è la miglior intro della storia, quando metto su “Standing on the shoulder of giants” sto un attimo immobile, in attesa che parta questo pezzo rock strumentale, e quando inizia mi scateno (spesso dando l’impressione a chi mi guarda di essere un deficiente con delle cuffie conficcate nelle orecchie). L’ho sempre apprezzata perché trovo che sia difficilissimo riuscire a esaltare qualcuno con un pezzo solo strumentale, per lo meno non dal vivo. Poche balle, a noi piacciono i ritornelli o comunque piace sentire una voce (che magari ripeta in modo irritante la parola “Shine”, una voce rauca e unica che accompagna la musica, invece “Fuckin’ in the bushes” riesce in questo miracolo. E’ riuscita a non farmi incazzare la prima volta che ho messo su questo album, nella mia testa un pezzo solo strumentale è una traccia in meno su un cd. Quando avevo saputo che c’era questa traccia strumentale all’inizio avevo detto: “Ecco, già devo aspettare tre anni per avere un nuovo cd degli Oasis, e poi quando esce ci sono solo dieci tracce e una è strumentale! Cioè non sento né la voce di Liam né quella di Noel!”. Prima di mettere dentro il cd stavo già imprecando, mi dicevo: “Ecco hai buttato via dei soldi!”. Ma erano i miei miti e ho provato a darli fiducia. Partì questo pezzo strumentale e fu subito amore. Dopo il primo ascolto delle dieci tracce capii che era un cd unico, finalmente diverso dagli altri.
Il ricordo più intenso legato a “Fuckin’ in the bushes” è senza dubbio quello del primo concerto che ho visto, ero nel parterre con Carlo, so solo che appena è iniziata la musica sono stato sollevato da terra e andavo a destra e sinistra, avanti e indietro senza volerlo, ero parte di una folla scatenata, felice, entusiasta, sognante ero proprio dove volevo essere, ero proprio dove vorrei essere ora.
“Fuckin’ in the bushes” è quindi la doverosa intro per spiegarvi questo progetto e per iniziare la raccolta dei vostri racconti.
Buona lettura e buon ascolto,
Cheers!
Questo e altri scritti di "Tracce di Vita" li potete trovare qui: Capite cosa stiamo gridando




