Ecco a voi l'esordio su Paper Street di Simone Zunino, che ci racconta il concerto di Jamiroquai a Mantova dello scorso 31 Marzo: buona lettura!

Jamiroquai @ Palabam, MantovaUn’astronave carica di funky è sbarcata Giovedì 31 Marzo all’interno del palazzetto dello sport di Mantova, inedita location per il circuito dei grandi concerti, ma ottima cornice per uno spettacolo che ha rispecchiato a pieno le aspettative degli oltre 5 mila fans che hanno affollato la struttura mantovana.
Stiamo parlando della band britannica Jamiroquai, che festeggia quest’anno i 20 anni di attività con un lungo tour europeo che in soli 5 giorni ha toccato ben 4 città italiane, e si ripresenterà di nuovo a luglio per partecipare a diversi festival a Padova (21), Roma (22) e Lucca (24).

Chi si aspettava giradischi rotanti e sintetizzatori impazziti, come poteva accadere qualche anno fa, sarà rimasto spiazzato, ma avrà potuto godere di uno splendido show interamente “suonato” con una predominante chiave funky, apprezzata particolarmente da chi, 18 anni fa, frequentava già i concerti di Jay Kay e compagni, anche se di quella formazione è rimasto solo lui, un po’ invecchiato e meno scatenato e ballerino di allora ma, in compenso, più attento e preciso nel canto.

Sotto una serie di pianeti appesi al soffitto davanti ad uno sfondo dove vengono proiettati diversi filmati, il concerto inizia con la canzone che da il titolo al nuovo album, che infiamma il pubblico schizzato subito in piedi anche sui seggiolini degli spalti, e continua con dei favolosi salti nel passato, da Cosmic Girl a Love Foolosophy, da Deeper Underground a Travelling Without Moving. La band, piuttosto numerosa, formata da chitarra, basso, tastiere, batteria, percussioni, 3 fiati e 3 cori, si è contraddistinta nella precisione delle esecuzioni e nella tranquillità ed allegria con cui ha suonato tutti i brani in scaletta.

Una prerogativa del passato era la discesa tra il pubblico del frontman J - Kay che, con un vassoio in mano, offriva prelibatezze a base di cannabis ai fortunati delle prime file; nella serata mantovana, invece, è successo l’esatto contrario, per lo stupore dello stesso cantante che, dopo aver raccolto da terra una sigaretta apparentemente truccata ed averla accuratamente annusata, l’ha riposta in un angolino sicuro, per poi recuperarla a fine esibizione. Estroso ed irrequieto come sempre, il nostro Jay Kay, però, ha dato poco sfogo al suo guardaroba, sfoggiando un unico cappello bianco e un'unica giacca della tuta verde per tutta la durata del concerto.

Concerto che è durato 1 ora e 45 minuti, nonostante qualcuno si aspettasse quel quarto d’ora in piu’ ( e ben 2 canzoni) che invece a Milano era stato fatto la sera prima, ma dopo un promettente “See you later” di Jason, si sono inspiegabilmente riaccese tutte le luci del Palabam. Ma la gente e’ andata comunque a casa soddisfatta e con un bel sorriso divertito stampato in faccia, perché quello che conta, alla fine, è divertirsi, e questo “promettente” gruppo inglese lo ha reso possibile a tutti i 5 mila presenti.


Simone Zunino