Boris, il film - Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca VendruscoloLo premetto fin dall’inizio: adoro Boris. Non sono certo l’unico a pensare che ciò che è apparso sulle reti Fox dal 2007 al 2010, nel corso di tre stagioni sempre più memorabili, sia uno dei prodotti più acuti mai apparsi sulla nostra tanto criticata televisione.
A rigor di logica, a guadagnare questo riconoscimento deve essere obbligatoriamente un serial che distrugga tutte le convenzioni dello stesso mezzo che lo trasmette, scandagliando e vivisezionando pezzo per pezzo l’italico mondo dell’etere televisivo, con una lucidità ed una cattiveria viste raramente in precedenza.

La critica lo ha venerato; allo stesso tempo non ha mai avuto il plauso del grande pubblico e una copertura decente a livello di programmazione sulle reti in chiaro. Proprio per questo, è rimasto (purtroppo) un prodotto di nicchia, di alto livello ma inspiegabilmente recluso in un pantheon per pochi eletti. Insomma: più Don Matteo e meno Boris.
Ora, col salto verso il grande schermo, si tenta di ampliare la platea col rischio, sempre presente in questi casi, di dover adattare nel formato da un’ora e mezza ciò che di solito dura venticinque minuti. Non ci sono mai riusciti del tutto neanche gli americani, vuoi che ci riesca il piccolo cinema italiano? Ma a volte i miracoli accadono.

Renè Ferretti, il regista protagonista della serie, è senza lavoro: girare la scena del giovane Ratzinger felice di aver scoperto la penicillina è troppo anche per lui, così molla del tutto il mondo della tv. Sergio, direttore di produzione e collaboratore fidato di Renè, riesce a convincerlo a portare al cinema La Casta, il best seller di Rizzo e Stella sulla classe politica italiana.
E’ la grande occasione che il simpatico regista aspetta da una vita: un film d’autore, impegnato, “alla Gomorra”.

Partito con le migliori intenzioni, dovrà fare i conti con le innumerevoli contraddizioni del cinema italiano.
Boris – Il Film pecca di qualche difetto di messa in scena, dovuti anche alla inesperienza sul lungometraggio dei tre registi e creatori della serie (forse anche per l’elevato numero di persone dietro la macchina da presa), ma che fortunatamente non danneggiano l’economia generale del lavoro.

In alcuni momenti sembra di trovarsi di fronte ad una puntata dalla durata anomala, ma la trama regge, giungendo ad un finale che lascia il magone, in barba a chi pensa che andare a vedere una commedia vuol dire solo ed esclusivamente lasciarsi i problemi alle spalle e spegnere il cervello.

Se siete amanti sfegatati di Biascica, Stanis & co., non avrete nulla da temere: battute da mandare a memoria (“La ristorazione è l’unica cosa seria di questo paese!”), espliciti riferimenti alla serie (“Frizzantissimo!”) e la solita grande cura dei personaggi, ancora una volta ottimamente interpretati da tutto il cast.

Ciò che davvero sorprende è l’accuratezza con cui Ciarrapico, Torre e Vendruscolo raccontano le dinamiche interne della settima arte, con la stessa efficacia che erano riusciti ad ottenere in Boris riguardo il piccolo schermo, ottenendo inoltre un ritratto di un’Italia preda delle proprie debolezze, dove l’assoluzione non giunge per nessuno.

Se non avete mai visto la serie, fatevi un piacere: recuperate i 42 episodi delle tre stagioni e poi gustatevi il film. Solo così potrete davvero assaporare ogni dettaglio.

Al di là di questo consiglio, Boris – Il film rimane un’ottima trasposizione, lontana dalle atmosfere degli ultimi successi comici Made in Italy, regalandoci una boccata d’aria fresca: il cinema non dev’essere per forza realizzato “a cazzo di cane”.


Alessandro Giordano