In questa settimana di esordi nella nostra sezione musicale Arts Club salutiamo anche Ilenia Lando. Buona lettura!

Fortune is always hiding - ZabriskyVeneti. Veneziani a dirla tutta, di Mestre. Al loro terzo lavoro effettivo: un'epitome di musica pop inglese della durata di poco più di venticinque minuti. Tanto basta per descriversi e raccontar tutta la loro passione in quelle dieci tracce. Melodie fascianti, delicatamente melanconiche ma mai tristi, motivetti orecchiabili che ti si imprimono nella mente, cantabili ma mai vezzosi o ruffiani, immediati ma non scontati. Nulla d’eclatante, sia chiaro, ma suono e scrittura di questi giovinastri son di certo fuori dalla media. Sarebbe ora infatti che se ne accorgessero anche i piani alti.

Misconosciuti sebbene rodati. Sono come il tesoro, preziosi e ben sotterrati. Pezzi di carbonio cristallizzati quasi che, per chi o per cosa, rimangono nascosti dal panorama rock italiano contemporaneo. Forse a causa della nebbia padana, “Summer starts in grey” come loro stessi cantano nel primo track. Chissà. Tant’è, sembra un caso - anche se il caso non esiste - il titolo del loro nuovo rumoreggiare è Fortune is always hiding risultato finale della collaborazione con la casa discografica Shyrec Records.

Si diceva che il veneziano per sua natura non è né accomodante né paziente: ogni minimo rumore lo disturba, disabituato com’è a qualsiasi sottofondo di traffico o lavori stradali. Ma ragazzi, questi di rumore ne fanno eccome.

Gemmano nell’ormai lontano ’95 ma nonostante avessero appena messo i denti, superbi si ritagliarono subito una etichettatura: “hey gente, qui c’è puzzo di neopsichedelia inglese, sì di quella dei primi ’90, un po’ shoegaze, beat, ma senti - non lo senti il profumo di certo garage rock?”
Gli stessi annoverano tra le loro influenze, difatti, nomi quali Beatles, Kinks, The Stone Roses, The Byrds, Ride, Velvet Underground, The La’s, Teenage Fanclub and so and so and so.

Poco più di due settimane fa, in un sabato in cui l’inverno stava rapidamente scivolando nella strozzatura della clessidra, ho avuto il piacere di sentirne la loro pubblicazione in un locale sito nella loro terra natia.

Pochi editti affissi, cicaleccii telematici, post infiniti su social network. Molto l’appoggio e la diffusione come i pani e i pesci da parte degli amici più stretti che però si sa’ fan solo ahimè un rumore tonfo e sordo. Ma queste son cazzate di contorno, i loro dischi quando escono arrivano, stop.

Li vedevi gironzolare tra palco e bar. Sempre nelle loro, apparentemente schivi. Poche parole ma molti fatti poi. Per loro un’arte manuale alla vecchia maniera. Armonie dettate da un’ossessiva ricerca della perfect pop-rock song. I tipici arpeggi sunshine-californiani di Stone inside danno spazio al sempre presente lato guitar della band in I can’t leave, anche se il trademark più intuitivo consiste nel jingle jangle ipersolarizzato di Better times. “The world is coming home!” con il facile accesso dei tambourine men al canto e ai cori di Have you ever seen your face, più avanti Getting better so far si issa a probabile singolo da battimani cabrio, e Good company discende il magical mistery tour nello psychopop acido, altra consolidata matrice per gli Zabrisky come vi dicevo poc’anzi. Un disco ottimista che infonde benessere.

Vi ripeto il titolo gente: Fortune is always hiding. Tre anni fa’ cantavano “l’estate arriva ora”.
Non la vedete che con la furia che sta giungendo è già inciampata sulla primavera? Arriva l’estate quindi, ci si scopre, loro l’han fatto, voi scopriteli!


Ilenia Lando