Cronache letterarie: Brookner, Godard, Aime

Anita Brookner
E' una scrittrice raffinata, precisa, acuta nelle descrizioni e senza sbavature di sorta nella costruzione dei suoi intrecci, sulla scia più di Melville, forse, che del suo amato Henry James... Di chi si tratta? Ma di Anita Brookner, naturalmente. Il suo talento ci era già noto da Rue Laugier (2009) e Le regole dell'impegno (2008), titoli ai quali preferisco, in ogni caso, il più intenso Guardatemi che, a tratti, riecheggia alcuni classici della letteratura tra cui Proust e il già citato James per quanto riguarda le figure femminili.
Con questo Strangers (tradotto dal suo editore italiano, Neri Pozza, con il più intimo ma impreciso Una vita a parte) Brookner mi ha ammaliato, mi ha fatto spesso sorridere, amaramente, di tutte quelle piccole verità sgradevoli di cui è intessuta la nostra vita in società... Anzi, quella solitudine interrotta che chiamiamo vita sociale. Non le serve raccontare chissà quali "verità" nascoste, non coltiva le tenebre ma semmai l'analisi delle situazioni... Modello francese? Di certo, il bisturi è inglese. Le interessano quelle verità apparenti che nessuno osa dire o che non si sa come affrontare. Tutto si gioca in superficie, ma bisogna saperci fare.
A cominciare dalla solitudine dei benestanti, come Paul Sturgis, protagonista del romanzo, che avendo fatto di tutto per vivere in santa pace, come si dice, si ritrova più solo che mai e con la curiosa accusa di essere stato "troppo gentile" con le donne. Quando all'orizzonte si presenta proprio una donna che potrebbe cambiare le cose... Meglio non raccontare niente, qui ci vogliono passi felpati. Il romanzo si legge talmente bene che non si colgono, all'inizio, le sue qualità stilistiche quanto psicologiche, come se dopo tanta carta stampata (e tanti mezzi sorrisi tra le pagine) non riuscissimo a credere che Anita Brookner è, semplicemente, un talento che non necessita di "teorie letterarie", come spesso avviene in Francia, né tantomeno di questioni civili e moralizzatrici, come invece si ama fare da noi. Semplicemente, Una vita a parte (Strangers) è letteratura allo stato puro.
Jean-Luc Godard
Hanno appena ristampato per l'editore Grasset la biografia di Jean-Luc Godard, celebre regista francese che ha lasciato, ancora una volta, di stucco il pubblico con il suo ultimo film, Socialisme (2010). L'ha scritta Antoine de Baecque e si qualifica già come "feticcio" per molti cinefili: grande formato, molte fotografie alcune delle quali mai viste in Italia, neppure sulle riviste specializzate, e poi un'accurata ricerca sui documenti e tra le carte del regista che, com'è risaputo, ha sempre avuto i cassetti pieni di progetti mai sviluppati o di idee "impossibili". Omaggio-monumento a colui che è già diventato da tempo una star del cinema d'autore, ovvero di quella "cosa strana" che non si vede mai in televisione e che, nonostante tutto, fa ancora sognare. Come le sue attrici, naturalmente, per cominciare Jean Seberg (nella foto) che con Godard aveva debuttato sugli schermi francesi e poi del mondo intero. Atmosfere perdute di quelle pellicole spoglie e dinamiche come esplosivi... Letteratura e cinema sempre intrecciati, come spesso la critica ha sottolineato, il Godard ancora da scoprire esiste ed è quello - nella biografia emerge con chiarezza - degli anni Ottanta: visionario, meditativo, malinconico.
Marco Aime
Parola alla moda e spesso fraintesa, "relativismo"... Chi è il relativista? I relativisti sono i figli del buon vecchio illuminismo oppure no? E' davvero così minaccioso questo pensiero relativista come vogliono farci credere papa Ratzinger, le monache della morale (laica e cristiana) che scrivono saggi eruditi o qualche politico in vena di frecciate contro la sinistra? Se ne parla su Finzioni occidentali, con il supporto (questo sì, etico e illuminato) di Marco Aime e del sociologo francese Raymond Boudon. Per non morire di stupidità dogmatica, in primo luogo, tanto più che il saggio di Aime parte dalle pagine di Gulliver (Swift).



