Wandering home - Higashi Yoichi
Un altro tassello nella lunga storia dei film sull'alcoolismo arriva col giapponese Wandering Home di Higashi Yoichi.
Il film si riallaccia - forse consapevolmente - a The Lost Weekend (Giorni perduti, Billy Wilder, 1945) nel suo modo di trasferire il tema dell'alcoolismo a livelli orrorifici: espressionisti in Wilder, semifantastici in Wandering Home. Tanto più che in ambo i film c'è anche un intento “didattico”: il protagonista Asano Tadanobu è un exemplum, proprio come lo era Ray Milland nel film di Wilder. Questo però può rivelarsi un difetto se pensiamo che col progredire della storia, passando dall'alcoolismo alla cura, l'elemento di trasposizione fantastica dello stato mentale (allucinazione di lui, deformazione semi-horror nel flashback della moglie) si perde, lasciando spazio al solo realismo fisico.
In ogni modo, è un ottimo film, psicologicamente credibile e solido nello sviluppo drammatico. C'è un vero realismo nella narrazione, tanto nel nudo fatto fisico quanto nelle reazioni psicologiche: penso al particolare dei ricoverati in clinica che ridono come collegiali sui piccoli incidenti. Oltre ad Asano Tadanobu, sono assai ben delineate le figure intorno a lui, in primis la madre e la moglie (Kagara Yosuko e Nagasaku Hiromi), ma anche il quadro corale dei ricoverati (particolarmente intensa la breve apparizione della madre di uno di loro). Merita osservare che si tratta di un film autenticamente nazionale, nel senso che riesce a convogliare sullo schermo le correnti profonde e autentiche di una cultura nei gesti (nel corpo) prima ancora che nei comportamenti; vedi il saluto di una donna nel reparto psichiatrico agli altri ricoverati prima di uscire per incontrare il marito, con una grazia perfettamente giapponese.
A differenza di The Lost Weekend, questo non è solo un film sull'alcoolismo ma un film sulla morte. Nel senso che l'alcoolismo non è visto come una sfida a se stessi da superare per sopravvivere - come accade nel cinema americano - ma come la causa di una (auto)distruzione ormai data. Asano Tadanobu è un uomo spacciato: quindi la sfida, per quanto ignota anche a lui, non è smettere di bere per rifarsi una vita ma smettere di bere per morire bene (rappacificato con la famiglia e con se stesso). Questo concetto, pur non essendo affatto opposto al modo di pensare occidentale, è molto orientale in sé.
Un difetto del film si può vedere nella sua proliferazione di possibili finali. Quello definitivo, in ogni modo, recupera (con la doppia apparizione del marito agli occhi della moglie sulla spiaggia) quell'elemento di “irrealtà” che faceva capolino nella parte iniziale - e in tal modo indubbiamente contribuisce all'equilibrio complessivo del film.



