Cronache letterarie: Handke, Koltès, Nussbaum
Peter Handke, Nei colori del giorno
Ho finito di leggere, da qualche settimana e sfruttando i pochissimi ritagli di tempo, un curioso libro di Peter Handke, Nei colori del giorno (Garzanti, 1985). Gloria per l'eternità alle biblioteche pubbliche, direi, perché se ogni volta che volessi “approfondire un autore”, come si dice, dovessi dipendere dalle logiche mercantili degli editori penso che non esisterebbe nemmeno lo spazio dove sto scrivendo... Polemichette a parte, il libro è interessante: non è un romanzo, non è nemmeno un racconto in quanto l’intreccio qui è piuttosto una sfilacciatura di temi e di figure, come in un diario di viaggio, e come accade spesso e volentieri anche nei romanzi di Handke. Una digressione, dunque, sul visibile e sulla percezione ma sotto il segno, inconsueto, di Cézanne. La pittura più famosa di Cézanne, forse, quella che orbita intorno al monte di Sainte-Victoire (citato nel titolo originale, Die Lehre der Sainte-Victoire).
Estraggo da queste pagine alcune considerazioni che mi hanno colpito: “I poeti mentono, afferma uno dei primi filosofi. E forse già fin da allora è diffusa l’opinione che il reale sarebbero le situazioni e gli eventi negativi; e che le arti rispecchierebbero il reale solo in quanto loro oggetto precipuo e leit-motiv sarebbe il male, ovvero la disperazione più o meno buffa nei suoi confronti. Ma perché non posso più sentire, vedere e leggere niente di questa roba? Perché quando mi capita di scrivere una sola frase di autocommiserazione o che accusi o comprometta me stesso o altri - anche se in quel momento sono su tutte le furie - mi si annebbia letteralmente la vista? (…) Anche Cézanne, agli inizi, ha dipinto quadri-spauracchio, come la tentazione di Sant’Antonio. Ma col tempo il suo unico problema divenne la realizzazione della pura, innocente cosa terrena: la mela, la roccia, un volto umano. Il reale fu allora la forma raggiunta; che non rimpiange la fugacità nelle alterne vicende della storia, ma trasmette un essere-in-pace. Questo, e soltanto questo, è il punto cruciale per l’arte”.
Bernard-Marie Koltès
Sul sito Finzioni occidentali si parla di Bernard-Marie Koltès, un grande scrittore di teatro che oggi conosce una nuova celebrità grazie alle numerose messe in scena, in Italia e all’estero. Nella bella prefazione all’edizione italiana di La nuit juste avant les forêts si legge: “La lettura di un testo di Bernard-Marie Koltès è paragonabile all’innesto e al turbamento di una rivelazione”. Sembra una frase ad effetto, invece è vero per queste quaranta pagine emesse in un solo fiato e nate dal bisogno poetico che si mescola, in un’unità oggi più che mai necessaria, con l’etica e la politica. Senza ideologia, ma anche senza quel cinismo che ormai mostra la corda. Da leggere, meglio ancora da andare a vedere a teatro.
Martha Nussbaum
E' uscito da pochissimo il nuovo, importante libro di Martha Nussbaum, il cui titolo è già un programma: Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, edizioni Il Mulino. Se ne parla già molto, come dimostrano le numerose recensioni anche on-line (oltre alla stampa cartacea, in particolar modo la rivista dell'ediore Il Mulino e Repubblica); per esempio ne ho letta una, niente male, su Cultura dello sviluppo. Libro da mettere in cartella, nella borsa o sul comodino? A voi la scelta.



