Pubblichiamo con piacere una lettera di Mauro Buzzi, buona lettura.

Un cittadino senza teatro - Una lettera di Mauro BuzziCaro Direttore, care lettrici, cari lettori, cari cittadini anche voi, come me, da 138 giorni senza il Teatro Comunale di Alessandria, si dice paradigmatica, di una situazione che è esemplare, che rappresenta plasticamente qualcosa.

Io credo che la vicenda del TRA sia proprio, nel suo piccolo provinciale, paradigmatica di quanto profonda sia la cultura (o meglio la non-cultura) che si è diffusa nel paese, fin nella “provincia dell'impero”. Sciatteria, insipienza, superficialità, localismo, arroganza, disprezzo della cosa pubblica, insofferenza nei confronti di chi non è allineato, disprezzo della magistratura, attaccamento alla poltrona, grandi proclami seguiti dal niente, disinteresse per le sorti della Cultura, tutto questo condensato nella piccola storia ignobile che si sta svolgendo a danno del nostro ex Comunale.

Cominciamo da quest'ultimo: abbiamo un Teatro che è stato centro, polmone della diffusione della Cultura in città (e non solo: è il secondo teatro regionale) e lo si impoverisce (TRA è creditore di 3 milioni di euro nei confronti dei suoi soci: in particolare Regione e Comune di Alessandria), tagliandone i fondi (il Comune ha tagliato circa 700 mila euro di trasferimenti nel proprio bilancio di assestamento), salvo poi proclamare che si investiranno 2 milioni di euro nella bonifica (ovviamente se e quando il Comune riuscirà a far cassa vendendo un po di stabili fatiscenti).

Si affida un lavoro di bonifica non urgente né indifferibile, senza nessun confronto tra diverse soluzioni e preventivi (qualunque “buon padre di famiglia” lo fa a casa propria) ma fidandosi solo degli affidamenti di uno dei componenti del consiglio di amministrazione, e lo si fa, in una riunione del consiglio dove sono presenti 2 soci su cinque.

Due, e non tre, perché chi vota in un consiglio di amministrazione deve essere nominato in quel consiglio di amministrazione. A proposito di sciatteria e superficialità, causa ed effetto di un approccio arrogante alla gestione della cosa pubblica.

E, tanto per non farci mancare un po' di becero localismo chi parla per delega annuncia che quel socio – anche se socio – non ci metterà il becco di un quattrino (si sa, per oltrepassare la Colla ci vuole il passaporto).
Ai cittadini che si organizzano per difendere le sorti e il futuro del Teatro, considerandolo un bene comune per la città (e non solo), si destinano lazzi e accuse di strumentalizzazione.

Ai magistrati che indagano si risponde con memorie, rifiutando di comparire (legittimo, ovviamente, ma non ci ricorda qualcuno?). Men che meno chi è indagato pensa a fare un passo indietro e neanche lo si consiglia a farlo, anzi lo si mette (senza alcuna competenza tecnica) a presiedere un tavolo tecnico.

Come sempre le imitazioni sono sempre peggio degli originali. A noi, piccola provincia dell'impero il fato ha destinato queste piccole parodie.

Mauro Buzzi, cittadino da 138 giorni senza Teatro


Redazione