Il gusto proibito dello zenzero - Jamie Ford
Seattle. Il famoso hotel Panama è stato acquistato e nello scantinato sono stati ritrovati, ricoperti dalla polvere del tempo, alcuni oggetti appartenenti alle famiglie giapponesi che negli anni quaranta, a causa della guerra, dovettero lasciare al città. Henry Lee, cinese, ora cinquantenne e vedovo da qualche tempo dopo la lunga malattia delle moglie, intravede un ombrellino di bambù tra quegli oggetti e tutto gli torna alla mente….Anni ’40, l'America è in guerra ed è attraversata da un razzismo feroce verso i giapponesi. Henry è poco più di un ragazzino, ma conosce già da vicino cosa significa l’odio e il razzismo. Costretto dal padre ad indossare il distintivo “IO SONO CINESE” per non incorrere in vere e proprie rappresaglie da parte dei compagni di scuola, le sue origini sono comunque per lui causa di soprusi e violenze.
Un giorno Henry incontra Keiko, giapponese, e con lei condivide il peso di avere una pelle di un altro colore. La loro diventa presto una dolce amicizia, ad unirli anche la passione per il jazz e la condivisione delle stesse mansioni nella mensa scolastica. Giorno dopo giorno, il loro legame si trasforma in amore, un amore impossibile. Il padre di Henry odia i giapponesi e il governo statunitense in poco tempo decide di internare ogni giapponese. I due ragazzini sono, però, disposti a tutto pur di stare insieme.
Quando noi europei pensiamo alla seconda guerra mondiale , le prime parole che ci vengono alla mente sono: ebrei, diaspora, campi di concentramento, Hitler… ma non ci ricordiamo che c’è stata un’altra guerra, altri gravi episodi di forte razzismo, c’è stata la guerra nel Pacifico e l’isolamento del popolo giapponese. Per anni i nipponici che, per educazione e tradizione, sono un popolo molto orgoglioso, non hanno voluto affrontare la verità: i campi di internamento americani non sono poi stati così diversi da i campi di concentramento in Europa. Meno morti, meno orrore, meno violenza, questo sì, ma altrettanto odio ingiustificato verso cittadini americani (questo erano!) la cui unica colpa è stata quella di avere origini giapponesi.
“Il gusto proibito dello zenzero” narra di una storia semplice, dolce, piacevole, di un amore puro e sincero tra due ragazzini che si sono ritrovati a dovere affrontare la Storia e l’odio razziale che quegli anni attraversava tutto il mondo. Il più grande pregio di questo romanzo, diventato un vero e proprio caso letterario grazie ad una pubblicità fatta di passaparola, è quello di caratterizzare e descrivere perfettamente un momento storico per molti oscuro e forse mai realmente conosciuto. Quanti, prima di leggere questo libro, sapevano davvero quanto i giapponesi hanno dovuto subire nell’America post Pearl Harbour?
La costruzione della storia, che viaggia tra il 1942 e 1986, avvince il lettore e sebbene la vicenda non sia particolarmente originale, il lettore è affascinato e atratto dall’onore di un popolo e se a raccontare dei giapponesi è un autore dalle origini cinesi, questo colpisce ancora di più.



