61° Internationale Filmfestspiele Berlin

3D: alba di un nuovo linguaggio o moda passeggera? Il dibattito cinematografico dell’ultimo anno e mezzo attende di potersi misurare criticamente con film 3D firmati da grandi artisti. Ecco allora che la Berlinale mette in cartellone a poche ore di distanza gli esordi a tre dimensioni dei due maestri del cinema tedesco, Wim Wenders e Werner Herzog. Entrambi hanno scelto di usare questa tecnica per realizzare opere di non fiction.

I grandi Maestri e il 3DPina – Wim Wenders
L’incontro tra due delle personalità artistiche tedesche più universalmente riconosciute e apprezzate negli ultimi trent’anni, il regista Wenders e la coreografa Pina Bausch, si era prematuramente interrotto nel 2009 per la scomparsa della grande ballerina. A quasi due anni di distanza Wenders completa però il progetto dedicato al teatro-danza, il linguaggio inventato negli anni settanta dalla Baush, trasformandolo in un grande affresco post-mortem dedicato all’opera della coreografa. Un Tanzfilm, come lo chiama il programma tedesco, in cui al centro ci sono le magnifiche evoluzioni dei ballerini dell’Ensemble Tanztheater, la compagnia fondata nel ’73 a Wuppertal dalla Bausch, impegnati in brani dei più importanti spettacoli allestiti nel corso della sua carriera da Pina.

Wenders sceglie il 3D con un preciso intento espressivo: forzare i limiti classici della rappresentazione cinematografica, avvicinandone la fruizione a quella teatrale. L’uso in molte sequenze di una cornice-palcoscenico, le immagini del proiezionista che fa partire i filmati di repertorio, la mirabile trasformazione del modellino della scenografia di Caffè Muller in vissuto spazio scenico, sono gli espedienti per gettare gli spettatori dentro il mondo artistico di Pina Bausch. Domina incontrastata la danza, che come indica il nome della compagnia è fortemente contaminata da elementi drammaturgico-narrativi. Non si limitano al palcoscenico, i ballerini di Pina danzano en-plein air, invadono la città di Wuppertal usando come scena la cabina della monorotaia o l’aiuola di un incrocio, si fondono armonicamente con la natura e il paesaggio. Alternati alle scene di danza i volti dei ballerini, la cui voce fuori campo omaggia la maestra tramite brevi anedotti, riconoscimenti della sua eccezionalità spirituale.

Pina è un grande documentario, un omaggio d’autore appassionato e vivo a una grande artista, certamente da non perdere per tutti gli amanti del balletto, anche se temo sarà difficile fruirne in Italia con il decisivo ausilio del 3D.


The Cave of Forgotten Dreams – Werner Herzog
Ancora il 3D per narrare l’incontro tra il cinema e un’altra forma di espressione artistica. Scoperta nel 1994 sulle alpi francesi, la grotta Chauvet raccoglie i più antichi graffiti preistorici finora portati alla luce. Il regista tedesco Werner Herzog ha ottenuto dal governo francese la straordinaria possibilità di scendere nella grotta con una piccola troupe per filmare, primo al mondo, le pareti straslucide che accolgono dipinti perfettamente conservati vecchi circa 45.000 anni.

Herzog ha già detto che questo documentario sarà l’unico suo lavoro realizzato con la tecnica 3D, scelta per rendere l’incredibile dinamismo delle figure di animali dipinti sulle pareti. La conformazione delle roccie, la tecnica spesso abbozzata dei dipinti, l’uso di procedimenti di simulazione del movimento che Herzog non esita a definire protocinematografici, rendono la visione un’esperienza magica e spirituale, perfetta a rendere l’ammirato stupore che ha colto tutti gli scenziati che hanno potuto visitare il sito.

Il regista, che si scusa con ironia metacinematografica di non poter fare a meno di essere presente con la sua troupe nelle inquadrature dato lo spazio ristretto, scrive i testi e conduce le interviste agli scienziati. Facendo da voce narrante, dà un’unitaria e fortemente umanistica visione del valore di questa scoperta. Un artista del ventesimo secolo che mette in scena una “discesa alle madri” dell’arte, stabilendo un ponte, mostrando la continuità unitaria di una spirito umano contrapposto, in un finale di fortissima carica polemica, alla furia empia della tecnica.


Giacomo Lamborizio