61° Internationale Filmfestspiele Berlin

Life in a day – Kevin MacdonaldPanorama è la sezione della Berlinale che ambisce a raccogliere le proposte più giovani e d’avanguardia, provenienti dalle cinematografie di tutto il mondo. E certo è a una produzione senza precedenti che viene dedicato il serale evento speciale, questo Life in a day è infatti un film di cui forse avete già sentito parlare. La scorsa estate su YouTube compariva spesso in home page la pubblicità del progetto di raccogliere i contributi degli utenti di tutto il mondo che avrebbero dovuto raccontare la loro vita, anche rispondendo ad alcune semplici domande (cosa ami, cosa temi?). Tutto avrebbe dovuto essere filmato nell’arco della giornata del 24 luglio 2010.

Alla fine il regista inglese Macdonald, con la produzione dei fratelli Tony e Ridley Scott, ha diretto la monumentale opera di selezione e montaggio delle quasi cinquemila ore di filmati, provenienti da ogni angolo del globo, riuscendo anche nell’impresa di dare al tutto un’alta e omogenea qualità video. Ne è uscito un film di un’ora e mezza che seguendo l’intero arco della giornata raccoglie centinaia di frammenti della vita quotidiana di uomini, donne, bambini, animali di tutti i paese che si sono filmati nei loro atti di sempre, hanno affidato al video un messaggio, o un non-messaggio. Tra i preferiti di un pubblico che si è spesso lasciato andare a divertita ammirazione sicuramente il coreano (“non importa se del Nord o del Sud") che da nove anni gira il mondo in bicicletta come un novello Forrest Gump.

“Tutto ciò che esiste è bello”, diceva Nicola Carati in La Meglio Gioventù. Questa sembra per buona parte del film l’ideologia che muove il susseguirsi delle immagini. C’è un ampissimo spettro di emozioni umane: predominano amore, attaccamento alla vita, volontà di mostrare la bellezza semplice del proprio piccolo mondo; ma non mancano rabbia e paura, altruismo e patriottismo, dolore e ignoranza, fede e depressione. Il finale - dove irrompe per l’unica volta la cronaca, con le immagini impressionanti della mischia mortale alla love parade di Duisburg – introduce uno scenario meno pacificato, dove è la paura la grande emozione investita del fondamentale compito di portare alla conclusione l’affresco. Si lascia comunque all’ultima sequenza una ulteriore rivendicazione dell’importanza insostituibile di tutte le esistenze.

Un’opera pop del ventunesimo secolo, primo tentativo di erigere un monumento artistico alla vita ai tempi del web 2.0 e che trasmette una pregevole, e senza tempo, lezione di umanismo. Merita sicuramente di essere vista, presto sarà liberamente on-line su YouTube, se non altro per guardarsi per un po’ intorno con un occhio più indulgente verso il prossimo.


Giacomo Lamborizio