Qualunquemente - Giulio Manfredonia
Cetto La Qualunque fa ritorno in Italia dopo una lunga latitanza all'estero. Con lui rientrano anche una bella ragazza di colore e una bambina di cui non riesce a ricordare i nomi. Al ritorno in patria Cetto ritrova il fidato braccio destro Pino, la moglie Carmen e il figlio Melo. I suoi vecchi amici lo informano che le sue proprietà sono minacciate da “un'ondata di legalità” che sta invadendo la loro cittadina.
Le imminenti elezioni potrebbero avere come esito la nomina a sindaco di Giovanni De Santis, candidato rispettoso dei diritti e delle leggi. Cetto decide così di “salire in politica” per tutelare i proprio interessi, fondando il Partito du Pilu.
Il celebre personaggio televisivo di Antonio Albanese sbarca per la prima volta al cinema deludentemente, come direbbe lo stesso Cetto. Lontano dalla brevità dei tempi televisivi e spalmata su novantadue minuti cinematografici, la maschera comica perde efficacia e potenza, annaspando in un contesto fumettistico dai colori accesi, pop. Nonostante Albanese abbia lavorato per ben due anni insieme a Piero Guerrera alla sceneggiatura, uno dei principali punti deboli del film è proprio la scrittura fiacca e ripetitiva.
Il registro scelto è inevitabilmente quello grottesco e surreale, la comicità feroce e spietata come i personaggi che mette in scena ma non si ride mai davvero e non solo perché molte delle gag proposte fanno parte dell'ormai arcinoto repertorio del personaggio. D'altra parte come si potrebbe trovare divertente l'infinita sequela di fogne che scaricano direttamente in mare, abusivismo edilizio, frodi fiscali, populismo aggressivo e volgare, prostitute (scusate ma per me “escort” rimarrà sempre e solo il modello di un auto), brogli elettorali e macchine fatte esplodere per intimidire l'avversario politico? Più che un film comico è un horror contemporaneo su una specifica, quanto diffusa, categoria politica, sociale e umana del nostro Paese ma, ancora una volta, la realtà ha abbondantemente superato la finzione.
Al cospetto dei guai giudiziari che vedono coinvolto il nostro Presidente del Consiglio, in particolare il cosiddetto “Rubygate”, o alla compravendita dei parlamentari, persino un personaggio come Cetto impallidisce e sembra quasi un dilettante, un moderato, uno Scilipoti qualsiasi.
In buona sostanza Qualunquemente ripropone in maniera esangue e superficiale il triste spettacolo a cui si può già assistere vedendo un qualsiasi talk show politico in televisione (un modello di comunicazione per altro riproposto e sbeffeggiato dagli autori in una precisa sequenza) o sfogliando le pagine di un quotidiano. Di fronte a una comicità che non fa realmente riflettere ma annichilisce con la sua profonda amarezza e velenosità, lasciando lo spettatore senza speranze, forse sarebbe preferibile rivedere Il Caimano di Nanni Moretti, film ricco di intuizioni, verità e chiavi di lettura stimolanti sull'Italia berlusconiana.



