Verdena - WOW
Il ritorno dei Verdena, dopo tre anni di esilio dorato nelle campagne bergamasche, è di quelli che non ti potresti mai aspettare. Se non da un gruppo come loro, che ha sempre fatto dell’indipendenza, quella vera, uno dei propri tratti distintivi.
Il gruppo dei fratelli Ferrari se ne esce così, all’inizio di questo anno musicale ancora povero di grandi sorprese, con un lavoro che non scende a compromessi, nonostante sia licenziato da una casa discografica, la Universal, la cui attitudine commerciale è annunciata già a partire dal nome.
Un magistrale doppio album che ha ricavato, da una gestazione alquanto travagliata (pare che sia addirittura andato perso un hard disk nelle fasi di missaggio) una grande ecletticità, un equilibrio perfetto tra pezzi rumorosi e dolci gemme pop, spesso in bilico tra la melodia le atmosfere grunge degli esordi. La natura poliedrica (ma mai ridondante) di questo disco è perfettamente rappresentata dal singolo che ne promuove l’uscita: quel “Razzi arpia inferno fiamme” caratterizzato da un’acustica spagnoleggiante di sottofondo e da un testo nonsense e visionario in perfetto stile Verdena.
Il primo brano di questa nuova imponente fatica discografica del trio bergamasco, ci restituisce le delicate atmosfere pop del singolo appena citato, sorrette però questa volta dal suono di un pianoforte. “Loniterp” condivide con gli Interpol non solo le lettere che compongono il titolo, e questo lo rende un pezzo atipico per il gruppo ma quantomai godibile. “Mi Coltivo” deve molto nei suoni e nelle atmosfere, a tratti stoner, al precedente Requiem, “Miglioramento” invece è forse il miglior brano del disco, con la sua melodia cristallina e con un testo che finalmente è più che una mera ed enigmatica decorazione.
Il disco uno scorre così liscio fino alla magistrale “Sorriso in spiaggia” brano diviso in due parti, che rielabora i Beach Boys nei suoni e nell’evocativo testo, condendo il tutto con echi vagamente psichedelici dal sapore beatlesiano. Il secondo album inizia con la rabbiosa “Attonito” che ci ricorda l’efficacia dei Verdena che furono, ma non ce la fa rimpiangere con alcuni pezzi luminosi e sognanti, quali sono le successive “Tu e me” e “Grattacielo”.
Il trittico, invece, “Rossella Roll Over”, “Canzone Ostinata” e “12,5 g” è tra i più riusciti del disco. La prima, in particolare, è ricca di cambi di tempo e di ritmo, e sembra uscita direttamente dalle atmosfere lisergiche del White Album dei Fab Four, di cui questo disco, per tracotanza, varietà di suoni e complessità, potrebbe essere (con le dovute proporzioni) un piccolo erede, temporalmente lontano, sorto in terra italica.




