Il Visconte Dimezzato - Italo Calvino
Il primo libro della trilogia dei nostri antenati ed uno dei più brillanti e conosciuti di Calvino è nato quasi per caso. Stanco dopo la stesura di un romanzo realista che non gli era riuscito troppo bene, il ventottenne Calvino si mette a scrivere nella maniera che gli riesce più naturale, prendendo spunto da letture adolescenziali. L’autore non gli diede molta importanza, non fosse che Elio Vittorini gli confidò che “Il Visconte” gli era piaciuto molto e che non si trattava per nulla di un mezzo libro, come sosteneva invece Calvino.
Il commento di Vittorini fa sorridere se si pensa alla trama, di per sé molto semplice, del romanzo. Il visconte Medardo di Terralba, mentre si trova a fare la guerra ai turchi in Boemia, viene infatti colpito da una palla di cannone che spezza il suo corpo in due parti perfettamente uguali ed indipendenti. Una parte, il Medardo cattivo, chiamato anche il Gramo, si diverte a dividere in due tutti gli animali, i frutti e gli ortaggi di Terralba, mentre la parte buona prova piacere a fare del bene al prossimo.
Attorno alle due parti del visconte girano alcuni personaggi-cornice, come il narratore bambino, che è anche il nipote di Medardo, i lussuriosi lebbrosi che vivono nel paese di Pratofungo, gli ugonotti che stanno perdendo la loro fede, il carpentiere Pietrochiodo e il medico Trelawney.
Quest’ultimo personaggio incarna un omaggio a Stevenson non casuale. L’opposizione bene-male è infatti presente nella narrativa dello scrittore scozzese in grandi dosi, basti pensare al celeberrimo Il Dottor Jeckyll e Mr. Hide. Calvino, tuttavia, con questo libro a metà tra il fantastico e il picaresco-cavalleresco non vuole parlare dell’opposizione tra bene e male. Egli spiega più volte nelle sue introduzioni e postfazioni che i personaggi cornice sono metafore bene precise: il visconte, per esempio, sta ad indicare l’intellettuale incompleto, alienato. I lebbrosi sono naturalmente gli intellettuali decadenti ed edonistici, mentre il dottore e il carpentiere rappresentano la scienza ormai priva di umanità e così via. Il Visconte Dimezzato si rivela quindi essere un compendio sulle forme di conoscenza e le loro rappresentazioni umane.
In Calvino convivono il piacere della narrazione e la complessità che soddisfa critici e teorici della narrativa. Sa essere moderno, persino post-moderno, senza rompere la forma e mantenendo quindi una lingua pura, non artificiale. Rifacendosi ad Ariosto e a Cervantes, ma anche ai fumetti letti da adolescente, intesse spesso trame a cavallo tra il fiabesco e il cavalleresco, il fantastico e il reale. Le sue storie, e in particolare la trilogia dei nostri antenati, vogliono sempre dire molto di più di quello che sembra, hanno così il valore di trattati filosofici.



