Harry Potter e i Doni della Morte: Parte I - David YatesChe il maghetto timido e impacciato fosse solamente un lontano ricordo, lo si era capito da tempo. Ma l’Harry Potter ammirato sullo schermo per la prima parte del film che chiude l’era della magia targata Hogwarts, è ormai un ragazzo in procinto di diventare uomo.

La sua evoluzione interiore, abbinata a quella intellettuale è infatti pressoché completa, la sua formazione caratteriale, anche.

Gli eventi tragici, su tutti le morti degli amati Sirius Black ed Albus Silente, hanno lasciato un vuoto impossibile da colmare. A fare da contraltare è però l’amicizia, sempre più forte, dei compagni di una vita: Hermione, che si riconferma nel ruolo di vera "mente" del gruppo, e Ron, istintivo e leale nella sua semplicità.

Diretto nuovamente dal britannico David Yates (che dopo il Principe Mezzosangue firma la doppietta), il film si distingue per essere il più "on the road" dei 6 già proiettati nelle sale. La storia infatti non inizia con un imminente ritorno ad Hogwarts degli studenti, ma la scena diventa il mondo, una realtà in cui Voldemort controlla tutto, finanche il Ministero della Magia. Ma è proprio quel mondo, così vasto e pericoloso, che i tre amici sono costretti ad esplorare alla ricerca degli Horcrux, gli oggetti magici in cui il Signore Oscuro ha nascosto i frammenti della sua anima. Distruggere i rimanenti 5 appare per i ragazzi un’impresa ardua, quasi insormontabile. Ma a proteggerli nel viaggio non saranno solo i componenti dell’Ordine. Il defunto preside della Scuola, Silente, ha infatti lasciato in eredità ai giovani maghi quattro oggetti speciali, consegnati loro dal Ministro della Magia.
Harry riceve in dono il boccino d’oro della sua prima partita di Quidditch e la spada di Godric Grifondoro, Hermione ottiene il libro di Fiabe di Beda il Bardo mentre Ron riceve un Deluminatore, oggetto che ha il potere di incamerare luce.

A far capolino nel film quasi come un racconto in sospeso sono invece i Doni della Morte, descritti ai ragazzi da Xenophilus Lovegood, padre di Luna, tramite una ben riuscita un'animazione CG altamente stilizzata: la potentissima bacchetta di Sambuco, trafugata da Voldemort dalla tomba di Silente, il Mantello dell’Invisibilità e la Pietra della Resurrezione.

La storia, che a tratti si trascina un po’ stancamente, di qui accelera e i maghi, perseguitati dai Mangiamorte ed inseguiti dai Ghermidori, vivono attimi di intensa umanità che culminano con il ritorno di Harry a Godric’s Hollow, il villaggio che gli ha dato i natali.

Amori, invidie e paure, ma anche una rete sempre più fitta e in molti casi di difficile comprensione anche per i più appassionati, di particolari, si alternano a ritmo incessante lungo tutto l’arco di una prima parte in cui l’eterna lotta tra il Bene e il Male vedrà le forze oscure imporsi in più di una occasione. Le gravi perdite che l’Ordine della Fenice subisce e gli intrecci spesso tragici delle vicende dipingono con tinte fosche il penultimo respiro di una storia divenuta nel tempo sempre meno per bambini e sempre più thriller-fantasy, capace però ancora, stando agli incassi, di registrare un successo inaudito e forse spropositato in considerazione del fascino della saga, a detta di molti, scemato lentamente con l’avanzare della serie.


Fulvio Guerci