Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer
New York post 11 settembre. Oskar è un ragazzino di 7 anni che ha perso da poco il padre nella tragedia delle Torri Gemelle. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: trovare Mr Black, per Oskar, diventa così una missione. Inizia per lui un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black, come se scoprire la storia di quella chiave rappresentasse l'ultimo legame che ancora lo tiene unito al padre che amava infinitamente.
Non si tratta di un brutto romanzo, anzi, è piuttosto articolato, ha una costruzione interessante, in quanto narra da più punti di vista una stessa vicenda (quello di Oskar, della madre, del padre, della nonna e del nonno che lasciò la famiglia). L'autore affronta tematiche differenti e complesse con tatto profondità di analisi, dall'elaborazione di un lutto, alle conseguenze dell'11 settembre; dalle fragilità di un ragazzino, al dolore della perdita; alle difficoltà di ricominciare a vivere e, grazie alla narrazione in parallelo della vicenda legata al nonno di Oskar, l'autore racconta anche la guerra e il tema dell'Olocausto.
Solo che il modo in cui Foer narra le vicende è fin troppo articolato e il lettore si perde tra le righe. L'inizio è pesante e il libro non scorre fino almeno alle ultime cinquanta pagine e, sebbene si percepisca l'intenzione di toccare il cuore, questo non accade mai del tutto, fondamentalmente perché Oskar, il protagonista, è personaggio fastidioso, talvolta irritante, con le sue continue invenzioni, le sue domande, le sue eccessive stravaganze, la sua incapacità di comprendere gli altri e il suo egoismo. Si vede la mano dell'autore (lo stesso di Ogni cosa è illuminata: decisamente migliore), nel costruire un personaggio ferito, ma poco credibile trattandosi di un bambino con i pensieri di un adulto.



