Confessions - Nakashima TetsuyaAdolescenti che hanno perso le basi morali minime in una civiltà in caduta libera perché ha spinto il garantismo fino all'autodistruzione: questo è evidentemente un argomento che angoscia Nakashima Testsuya. Nel suo Memories of Matsuko (2006), indagine sulla storia personale di una donna che viveva da reclusa ed è stata trovata uccisa, alla fine vediamo che ad assassinarla senza motivo è stato un branco di ragazzini annoiati. In Confessions (un film molto più cupo, anche visivamente, rispetto allo stile flamboyant cui ci ha abituati il regista giapponese), la stessa crudeltà senza scopo spinge due adolescenti del liceo a uccidere una bambina, figlia della loro insegnante. Tanto, dicono (citando un caso realmente accaduto), i minori non sono legalmente responsabili.

Così la madre della bambina assassinata si fa giustizia da sola. In una sequenza a inizio film, potente e claustrofobica, che inizia in tono quasi di comedy ma assume subito un'intollerabile drammaticità, confessa in un lungo monologo il suo dramma alla classe indifferente - e approfitta di un'iniziativa sull'alimentazione, che offre latte agli allievi, per convincere i due assassini di avere contaminato il loro latte col virus dell'AIDS.

Scandito in capitoli intitolati “La confessione di...”, il film racconta il processo di autodistruzione dei due colpevoli terrorizzati passando da un punto di vista all'altro, come un Rashomon morale. Dico morale perché qui la costruzione a tasselli non serve tanto a ricomporre l'“accaduto” quanto l'universo morale dei vari personaggi: la madre di uno dei due che difende ciecamente il figlio, una fidanzata piena di illusioni romantiche, i due assassini stessi - per i quali si possono evocare i due estremi concomitanti del comportamento nazista: il superomismo nella ferocia del primo, la “banalità del male” nell'acquiescenza del secondo. Ma forse ancor più impressionante degli adolescenti omicidi è quella madre che giustifica il figlio e colpevolizza la vittima. Questo dell'assenza o dell'incapacità dei genitori nel Giappone d'oggi è un tema ricorrente in Nakashima. “Addio, inutile padre”, pensa Momoko morendo (credendo di morire) nella “fine” che inizia il bellissimo Kamikaze Girls del 2004.

Confessions è un impietoso esame della colpa e della reazione ad essa. Forse si avverte in alcuni passaggi una certa tendenza alla costruzione dimostrativa - ma non più, diciamo, che in Il diavolo probabilmente... di Bresson. Nakashima ha il coraggio di porre il tema della giustizia, di veder compiere la vendetta, anche se lascerà un sapore di cenere (tutto il contrario del moralismo posticcio di un altro film asiatico recente, il fasullo Revenge: A Love Story di Wong Ching Po). Così Confessions non è solo un film notevole ma uno dei pochi esempi reali di cinema etico degli ultimi tempi.


Giorgio Placereani