Con Garrett Hedlund, Jeff Bridges, Olivia Wilde, Micheal Sheen

Tron Legacy - Joseph Kosinski Trovare un aggettivo per definire l'opera prima di Joseph Kosinski è estremamente difficile; ci si trova di fronte ad una scelta lessicale che finirebbe per essere estrema: o troppo riduttiva o ridondante.

Tron Legacy è indubbiamente una pellicola che non passerà inosservata: è uno di quei rari casi in cui gli effetti speciali non offuscano la trama, ma anzi aiutano a creare un intreccio avvincente, in cui anche i personaggi hanno spessore e non sono stereotipati.

Sono passati 28 anni dall'uscita di Tron e l'impatto del sequel non è inferiore a quello del predecessore: se il film del 1982 trattava per la prima volta il tema della realtà virtuale e l'ipotesi fantascientifica di mondi paralleli creati dal computer il seguito affronta una possibile unione fra umano e tecnologico, di carne e materia che si fondono sino a creare qualcosa di mistico.

Il protagonista questa volta è il figlio di Kevin Flynn, Sam, che dopo aver ricevuto un messaggio giunto dalla vecchia sala giochi del padre, viene catapultato nella Rete dove anni prima C.L.U, il programma creato da Flynn senior per aiutarlo ad espandere e migliorare la Rete, ha imprigionato il genitore impedendogli di fuggire dalla sua creazione e dove ha instaurato una dittatura. Toccherà a lui salvare il padre e riportarlo al mondo reale.

Un'opera affascinante, un saggio sull'effetto speciale come mezzo per raccontare una storia, non solo per abbellirla o esaltarla (da antologia le scene della corsa in moto nell'arena e dello scontro finale sugli aeromobili). Si ha l'impressione, a differenza di altre pellicole realizzate in 3d (in particolare Avatar) che il massiccio impiego di effetti speciali sia più organicamente teso progettualmente a rendere il massimo effetto spettacolare attraverso la linearità e l'economia dei tratti.

La trama è avvincente, pur se complicata e questo è uno dei pregi di un film che riesce ad infondere carattere e spessore ai personaggi, interpretati da attori in parte sui quali si erge Jeff Bridges, già protagonista del primo episodio, qui dio creatore che si divide fra azione e meditazione.

Assolutamente pregevole la colonna sonora, interamente realizzata dai Daft Punk, che risulta essere un elemento fondamentale della vicenda, tutt'altro che semplice commento alle sequenze.

Un film da rivedere più di una volta per comprenderne al meglio il significato, e apprezzarlo ancora di più. Un prodotto di alto livello che forse sarà pietra di paragone per le opere future che saranno realizzate con lo stesso procedimento.

Anche i software hanno un'anima.


Giovanni Pesce