The Tourist - Henckel von Donnersmarck
Come Florian Henckel von Donnersmarck, dopo aver realizzato quel gioiello di Le vite degli altri, abbia potuto scrivere e dirigere una ciofeca di dimensioni colossali quale The Tourist è un mistero destinato a suscitare non pochi dubbi e quesiti. Clamoroso passo falso, smarrimento di fronte alle esigenze della grande e complessa macchina cinematografica hollywoodiana, oppure il suo folgorante esordio ci aveva spinto a sopravvalutarlo? Fatto sta che se il suo nome (più difficile da pronunciare di uno scioglilingua per chi, come il sottoscritto, non conosce il tedesco) non fosse scritto a caratteri cubitali nei titoli di coda, difficilmente crederemmo che si tratti dello stesso regista.
Peccato perché gli ingredienti alla base di questo pasticciaccio indigesto erano potenzialmente buoni: due divi del cinema, nonché sex symbol, molto amati e venerati dal pubblico che recitano per la prima volta insieme; una storia ispirata a un film francese del 2005 che mescola thriller e commedia sentimentale; alla regia un promettente Premio Oscar e come sfondo una città bellissima e signorile come Venezia.
Invece il film, troppo fiacco, raffazzonato, privo di vera suspense e ironia, non convince mai né come giallo spionistico né come commedia rosa, scontando una regia rigidamente convenzionale, scolastica, del tutto priva di guizzi e una sceneggiatura dilettantesca che arranca faticosamente tra dialoghi banali e sequenze di rara ridicolaggine (oltre alla pazienza anche la sospensione di realtà ha un limite!).
Persino il tanto atteso incontro divistico affonda miseramente, rivelandosi presto solo un'astuta quanto deludente operazione di marketing. Una Angelina Jolie particolarmente statuaria e inespressiva interpreta un'agente dell'Interpol sotto copertura che affronta inseguimenti e sparatorie lungo i canali veneziani con pose plastiche da modella, mantenendo trucco e parrucco sempre impeccabili, fasciata da lussuosi abiti d'haute couture iperaccessoriati ma senza le mutandine (dettaglio pecoreccio che ci viene svelato durante l'incipit del film); al suo fianco c'è un Johnny Depp imbolsito e dall'espressione smarrita nei panni di un improbabile professore di matematica impacciato e goffo che si ritrova erroneamente invischiato e travolto in una spirale di intrighi e pericoli. Ovviamente nulla in realtà è come sembra e il colpo di scena finale è talmente fragile e assurdo che quasi riusciamo a sentire in lontananza gli sceneggiatori arrampicarsi sugli specchi.
Purtroppo, come accade sempre più spesso nei film americani ambientati nel nostro Paese, ad offrire lo spettacolo peggiore sono proprio i personaggi italiani. Se a stento avevamo rimosso dalla nostra mente gli sciocchi e imbarazzanti stereotipi presenti in Letters to Juliet, Somewhere e Mangia, prega, ama, ci pensa The Tourist a sommergerci con un'onda anomala di patetiche macchiette, interpretate da attori e comici nostrani: c'è il receptionist d'albergo Neri Marcorè, il nobile bellone e stoccafisso Raoul Bova ma soprattutto una squadra di forze dell'ordine degna della peggiore barzelletta sui Carabinieri, composta dai seriosi e accigliati Alessio Boni e Daniele Pecci, dal brigadiere Nino Frassica (sua la battuta scult “Cornuto! Se ti prendo ti faccio dare l'ergastolo!”) e il commissario corrotto Christian De Sica, ormai specializzato nell'impersonare l'italiano medio(cre), opportunista e un po' “scoreggione”.
Ma d'altra parte cosa ci si poteva aspettare da un film in cui i cattivoni di turno sono ancora una volta impersonati da un branco di russi malavitosi, stupidi, primitivi e forzuti?
Unico effetto collaterale positivo della visione di The Tourist è che, una volta superato lo sconforto iniziale, viene una gran voglia di rivedere capolavori come Caccia al ladro, Intrigo internazionale e Sciarada.



