Les signes vitaux - Sophie Deraspe
Canada, 2009
Drammatico.
In occasione della morte della nonna, la giovane Simone ritorna a Quebec City. In uno slancio di solidarietà, decide di dedicarsi completamente ai pazienti di un centro per le cure palliative. Abbandona gli studi e il suo ragazzo Boris. Egli stesso non comprende questa sua decisione e la spinge a riflettere sulla sua vocazione, ritenendola una maschera per non affrontare le sue debolezze.
Un film lento, a tratti pesante, ma che spinge ad una riflessione: é possibile che stando quotidianamente a contatto con la morte si possa ritrovare il gusto per la vita?
La regista riprende attimi di pura intimità dei pazienti, cogliendo le piccole sfumature, anche i brevi momenti di distensione e di gioia. La regia è volutamente piatta, si limita a riprendere ciò che accade senza interferire, ricercando una sorta di cinema - verità.
Nonostante la macchina da presa indugi sui corpi non c'è morbosità; Deraspe non vuole riprendere la cupa evoluzione della malattia sino al decesso, ma la ricchezza di umanità dei malati, indipendentemente dal loro attaccamento alla vita.
Verrebbe da chiedersi se anche la scarsa espressività della protagonista sia voluta; Simone sembra costantemente assente di ogni turbamento e nelle sue ripetute visite al centro sembra ritrovare vigore solo a contatto con i malati, dei quali diventa confidente e testimone delle loro vicende.
All'esterno dell'edificio però non riesce a reagire e il finale, aperto, sembra confermare che l'unico modo per riacquistare la voglia di vivere sia essere sfiorati dalla morte. Tutto questo però senza un'ombra di pessimismo, anzi di speranza per un nuovo inizio.
Qualche sbadiglio ha accompagnato l'uscita del pubblico dalla sala; indubbiamente è un tema difficile da trasportare sullo schermo senza dover cadere nella retorica. La regista è stata brava a trovare un suo percorso narrativo, ma di certo lo stile, il ritmo praticamente assente e certi silenzi hanno appesantito la visione dello spettatore.




