28° Torino Film Festival

Giappone, 2010
Drammatico.

Last chestnuts - Zhao YeUna donna, malata terminale, si reca nel distretto di Nara per rivedere il figlio. Gli unici indizi per ritrovarlo sono le fotografie contenute nella macchina digitale che ha lasciato in ospedale l'ultima volta che si sono incontrati.

Film intimo, toccante. Il regista si è limitato a riprendere la protagonista, accanita fumatrice, nella sua ricerca. Le scene non sono costruite. Tutto è lasciato all'istinto del personaggio principale, come se Ye avesse voluto osservare e studiare le sue azioni senza intervenire.

Tutti gli altri personaggi sono di contorno; lei stessa evita di legarsi, consapevole del poco tempo che le rimane, anche se chi interagisce con lei si offre di aiutarla.

Volutamente lento, si ha l'impressione di assistere più ad un documentario e forse per questo è stato accolto freddamente dagli spettatori.

Indubbiamente la scelta di riprendere la realtà nuda e cruda è andata a discapito di altri elementi; la psicologia della donna non viene approfondita, non ci sono notevoli pregi stilistici e il finale (che spezza e sembra lasciare in sospeso la vicenda) innervosisce lo spettatore.

Di certo il regista è riuscito a trasmettere il suo messaggio; non si può non provare pietà per la protagonista, una donna fragile, semplice ma disposta a tutto pur di riabbracciare per l'ultima volta suo figlio, senza compiere gesti eclatanti ma agendo in punta di piedi, con una sorta di timore che finisce per risultare struggente.


Giovanni Pesce