Diamo il benvenuto ad un nuovo collaboratore: ecco l'esordio di Fulvio Guerci sulle pagine di Paper Street!

Aspettate. Lo United a cui state pensando è quello sbagliato. Qui non si parla del blasonato Manchester, bensì del Leeds, il Leeds United. Il nome Brian Clough vi dice niente? No? Non preoccupatevi troppo, siete in buona compagnia.

Maledetto United - Tom HooperSiamo nel 1968 e un giovane coach Clough, ex calciatore professionista, lascia la panchina del modesto Hartlepool per approdare, in seconda divisione, alla guida del Derby County. Seguìto dal fedele amico e straordinario scopritore di talenti Peter Taylor, Clough fatica a portare la squadra ai vertici della graduatoria in campionato, finché nel modesto e decisamente mal conservato stadio di Derby approdano, per il terzo turno di FA Cup, i campioni d’Inghilterra in carica, il Leeds United.

Guidati in panchina da Donald Reavy, burbero allenatore ai Whites da molte stagioni, gli ospiti si impongono per 2 reti a 0 mantenendo per tutta la gara un atteggiamento provocatorio, aggressivo e sleale. Ha inizio da qui la rivalità tra Clough e Reavy che, in un continuo crescendo, si tramuta ben presto in una vera e propria ossessione per il tecnico del Derby, che vede nel collega rivale un mito da abbattere, un nemico da superare.

Scosso dalla sconfitta, Clough convoca Taylor perché sia lui a trovargli i pezzi mancanti della squadra, i giocatori giusti nei ruoli giusti che sappiano rendere grande il Derby County. E così accade. Con quattro acquisti mirati la formazione si rafforza e, in un’incredibile cavalcata, raggiunge a fine stagione, la tanto agognata promozione in Premiership. Ma a crescere insieme al team sono anche le ambizioni, spesso sfrenate, di Clough.

Attraverso abili flashbackes, il racconto si muove trasversalmente e salta letteralmente da un anno all’altro fino alla straordinaria stagione 1971-72 che vede il Derby conquistare il primo scudetto della storia.

L’anno seguente, qualcosa va storto e ad incrociare il destino di Clough saranno nuovamente il Leeds e l’odiato Donald Reavie.

La pellicola, di recente realizzazione, porta sulla scena le vicende di un calcio, quello a cavallo tra gli anni 60 e i 70, distante anni luce dalla connotazione mediatica odierna. Questo è ancora un calcio "vero", praticato da uomini che trovano sull’erba e tra le mura degli spogliatoi l’habitat ideale in cui muoversi. Da ciò scaturisce che l’odore della verde erba d’Inghilterra, il peso della pioggia battente e le passioni private di chi la domenica si trova a scontrarsi sui campi di gioco in cerca della gloria eterna, siano dipinti in una chiave di straordinaria semplicità.

"Maledetto United", scritto da Peter Morgan, diretto da Tom Hooper e basato sull'omonimo romanzo di David Peace, rompe con gli schemi delle precedenti pellicole basate sul football proprio per questo: viene abbattuta ogni caratteristica "spettacolare" del calcio professionistico che anzi è riadattato su un piano forse inverosimilmente un po’ troppo emozionale ed estremamente "umano".

Il grande protagonista, coach Brian Clough, assume i contorni di uomo eclettico, a tratti imperturbabile, a tratti insicuro e spesso travolto dal suo insaziabile desiderio di essere il numero 1, tanto da farlo scontrare con quasi tutti gli interlocutori con cui si confronta. E da questo quadro emerge un uomo che, dal passato glorioso e dal futuro ancora più prestigioso (non compreso nel film), finisce col trovarsi solo a combattere contro i suoi fantasmi, contro la sua ossessione di primeggiare e senza l’appiglio di una vita, il suo amico-assistente Peter Taylor.

In aggiunta alla connotazione dei personaggi, l’abilità del regista sta nell’aver utilizzato una tecnica di narrazione che prevede repentini salti nel tempo come in un continuo flashback di ricordi, ai quali però bisogna prestare molta attenzione per evitare di perdere il filo cronologico degli eventi.

Per chiudere, nonostante l’ambito possa risultare banale, il gioco del calcio, sicuramente uno degli sport meno "cinematografici", è reso in maniera piuttosto realistica, con gli attori sia decisamente somiglianti ai personaggi che portano in scena, sia abili nelle movenze e con la palla tra i piedi. Ma non ci si faccia ingannare dal soggetto. La storia vuole sì essere un omaggio al gioco più praticato del mondo, ma nasconde qualcosa di più profondo. Essa è monito per la vita; è’ un omaggio all’amicizia, alla lealtà ed è un’esaltazione della sconfitta, dalla quale possono avere inizio le esperienze più belle della nostra esistenza.

Il film si conclude con quei terribili 44 giorni di Clough sulla panchina del Leeds United, ma solo perché il resto è storia. Infatti da lì a poco, e per quasi 20 anni, l’allenatore di Derby porterà il semisconosciuto Nottingham Forest sul tetto d’Inghilterra e per due volte consecutive su quello d’Europa.


Fulvio Guerci