This is England - Shane Meadows Con questa pellicola, datata 2006, Meadows ci porta in un’inghilterra impegnata nella Guerra delle Falkland, e ci mostra ciò che questa ha lasciato dietro di sé: in questo caso si tratta di Shaun, dodicenne paffutello privato del padre proprio a causa della guerra, deriso dai compagni e con un carattere deciso che si direbbe appartenere più ad un trentenne navigato piuttosto che a un ragazzino della sua età (risponde a tono ai bulli e li mena anche, roba che io alla sua età sarei scappato di gran carriera e magari mi sarei preso pure due schiaffi). A risollevare il morale del giovane protagonista ci pensa un gruppo di skinhead, i quali passano le giornate a divertirsi sfasciando case disabitate e organizzando feste a base di birra ed erba. Naturalmente non esistono solo skinhead “buoni” e quindi arrivano inevitabilmente quelli che menano le mani e trascinano Shaun in una spirale di nazionalismo e violenza razzista.

Nonostante l’abitudine, a mio parere, delle pellicole inglesi di infilare l’elemento drammatico ovunque (compagni morti, malmenati a sangue, ecc.) trovo interessante il modo in cui il regista riesce a descrivere il mondo dei ragazzi di quel tempo, con colori opachi (quasi a ricordare quelli dell’Edimburgo di Trainspotting) e in maniera cruda, diretta, per attirare subito l’attenzione dello spettatore. Talmente realistico che a volte il tutto sembra ripreso da una semplice videocamera nelle mani di uno dei ragazzotti del film piuttosto che da una vera macchina da presa. In questo affresco dell’Inghilterra degli anni ’80 troviamo una descrizione accurata della vita da skinhead che può scostarsi un pochino dall’idea comune che tutti si fanno al solo sentir nominare quel termine: nel film notiamo che questi ragazzi con la passione per i Dr. Martens, le camice a quadri di Ben Sherman e la testa rasata non sono tutti delinquenti (anche se nel film alcuni lo sono, e anche parecchio) ma semplicemente vittime di una situazione opprimente (quella della guerra, da molti riconosciuta come inutile) e incazzati verso la dura realtà e verso quel sistema che manda i loro padri a morire per ragioni che non riescono a comprendere e che, forse, non sono così chiare a nessuno.

Un film di denuncia, crudo e affilato, decisamente da recuperare.

Non uscito in Italia e quindi reperibile solo con sottitoli in italiano (meglio così, secondo me, perché la durezza dell’accento inglese dà una marcia in più all’intera pellicola).


Michele Puleio