Lolita - Vladimir Nabokov
Un quarantenne europeo, erudito e ancora piacente, si innamora della dodicenne americana Dolores Haze e ne fa la sua schiava sessuale.
La seduzione che esercita Lolita non è quella della femme fatale: è una seduzione fatta di vestiti scialbi, linguaggio volgare, comportamenti poco femminili e indifferenza per la cultura raffinata di cui Humbert Humbert, l’uomo sedotto, è il portatore. Si potrebbe dire che è la seduzione dell’America sull’Europa. Ma se facciamo il gioco di trasporre il mondo microscopico di Lolita in quello macroscopico, possiamo ipotizzare molte metafore: Lolita potrebbe rappresentare la dittatura di un tiranno su un paese impotente (d’altronde Nabokov era russo e la sua famiglia scappò dal paese di origine proprio alla vigilia della rivoluzione bolscevica), oppure potrebbe trattarsi di un caso psichiatrico da manuale. Eppure Nabokov nega tutte queste letture, in parte nel prologo firmato da tale John Ray, persona fittizia, in parte nella postfazione.
Cos’è quindi Lolita? Si potrebbe rispondere che è un romanzo estetico. La cosa più inquietante di questo romanzo è infatti il suo narratore, completamente inaffidabile, indiscutibilmente tarato, assolutamente malato, eppure assolutamente affascinante. Con il suo linguaggio accattivante, i giochi di parole e i richiami eruditi alla letteratura mondiale, Humbert Humbert ci seduce e le nefandezze che compie passano in secondo piano. Questo libro è stato spesso letto come anti-americano, in particolare nell’opposizione tra la raffinatezza di Humbert e la volgarità intrinseca sia di Lolita sia della madre Charlotte. Quest’ultima, in particolare, è uno dei personaggi più ridicoli del romanzo: borghese che aspira alla raffinatezza, religiosa in maniera esagerata e grottesca, parla un francese pieno di errori e storpiato, causando il disgusto di Humbert, che tuttavia lo maschera bene, salvo poi chiamare Charlotte nel suo diario “the Haze woman”.
Nabokov, tuttavia, omaggia l’America e in particolare i suoi paesaggi sconfinati, nonché la libertà di poter girare in macchina trovando sempre nuovi luoghi dove rifarsi una vita. E’ l’Europa che seduce l’America, ma anche l’America che seduce l’Europa: Humbert arriva ad adorare ogni dettaglio volgare della sua Lolita, non bella, non intelligente, non raffinata, ma pur sempre la sua amata “ninfetta”. La psicologia di Lolita si fa ulteriormente complessa con il personaggio di Quilty, il doppelgänger di Humbert Humbert che per la maggior parte del romanzo rimane nascosto e poi in un twist finale si rivela non essere chi pensavamo fosse. Come non ricordare nel nominarlo, l’interpretazione di Peter Sellers nella versione cinematografica girata da Stanley Kubrick?



